Italia, la grande lezione di Mancini
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Italia, la grande lezione di Mancini

Nella serata meno spettacolare dell’era Mancini, l’Italia batte la Grecia, guadagna la qualificazione europea addirittura con tre turni di anticipo conquistando un record assoluto e si prende anche il primo posto del girone dal punto di vista matematico grazie al pareggio dell’Armenia in Liechtenstein. Meglio di così, in una splendida notte romana (a parte la maglia verde), non ci poteva andare considerando che il muro greco sembrava assolutamente invalicabile. Contrariamente alla fi losofi a calcistica olandese, il nuovo ct Van’t Schip si era presentato all’Olimpico non per giocare ma soltanto per distruggere: in undici dietro la linea della palla, i greci stavano sgretolando le certezze dell’Italia, incapace di trovare l’idea giusta per andare in porta. Ogni tentativo sembrava inutile: Chiesa e Spinazzola, molto larghi, aspettavano il lancio giusto che non arrivava; Jorginho e Verratti, in mezzo, non riuscivano a scambiare in velocità in spazi stretti; Insigne e Immobile, in attacco, facevano la fi gura di attaccanti inermi senza avere alcuna colpa.

La nostra Nazionale avrebbe potuto perdere la pazienza se non addirittura la testa, invece si è messa a cucinare a fuoco lento gli avversari più inguardabili del girone: ha abbandonato il lancio lungo, solitamente l’arma di chi non ha un gioco, e si è rimessa a palleggiare con una velocità superiore chiudendo la contesa. Un rigore di Jorginho dopo un clamoroso fallo di mano e un sinistro di Bernardeschi hanno portato l’Italia agli Europei ventitré mesi dopo la sciagurata eliminazione dal mondiale firmata da Ventura. Nessuno deve pensare che la Nazionale romana abbia fatto un passo indietro solo perché non ha vinto in scioltezza e non ha dato spettacolo in uno stadio meraviglioso; anzi, ha fatto un passo avanti verso la consapevolezza di essere una squadra in grado di risolvere rebus così complicati: non è mai facile battere undici giocatori chiusi nella propria area, spesso rischi addirittura di perderle certe partite e quindi sosteniamo che anche questa è stata una grande Italia, che ci proietta verso un Europeo pieno di speranze, soprattutto perché debutteremo (speriamo in azzurro) nello stadio delle notti magiche.

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Mancini ha chiuso il suo primo capolavoro, la qualificazione con sette vittorie consecutive. Ora vuole il titolo continentale e l’ingresso al Mondiale, naturalmente con tutti i suoi giovani. Il ct, quando qualcuno gli dava del visionario o del povero illuso, non solo ha ricostruito l’Italia ma ha anche lanciato un messaggio che il nostro calcio non è riuscito a cogliere, almeno per il momento: si può vincere e divertire anche con i ragazzi del vivaio, che spesso sono più bravi degli stranieri per cui molti club si svenano arrivando sull’orlo del fallimento.

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