Donnarumma a mani tese sull'Italia

Vuole cancellare l’esclusione dal Mondiale e i brucianti ko con Macedonia, Argentina e Germania. Al Meazza lo scorso anno è stato fischiato dai tifosi
Donnarumma a mani tese sull'Italia© Getty Images
4 min
di Andrea Santoni
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FIRENZE - Difficile che stavolta ceda al suo carattere, come accaduto più o meno un anno fa, quando, alla vigilia di Italia-Spagna, semifinale della Final Four di Nations league (6 ottobre), si lasciò sfuggire candidamente: «Mi dispiacerebbe se San Siro mi fischiasse. Io del resto al Milan ho dato tutto». Il Meazza, allora affollato, però non perdonò nulla a Gigio Donnarumma, già giovane bandiera rossonera, da poco trasferitosi al Psg delle stelle multimilionarie, grazie a una delle ultime super operazioni firmate da Mino Raiola. Serata amarissima già nel riscaldamento, resa dolorosa dalla contestazione in partita e dalla sconfitta rimediata con gli spagnoli.

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Più bassi che alti

A distanza di dodici mesi il nostro numero uno torna in uno stadio milanese pieno a metà e ancora incerto su come accoglierlo stavolta e in una condizione personale sospesa, anche se di cose ne sono accadute nel mentre. Se sul piano dei risultati la sua bacheca si è arricchita di un campionato di Francia e della Supercoppa vinta lo scorso luglio contro il Nantes, c’è da dire che la stagione scorsa è stata costellata soprattutto di momenti sportivamente drammatici: lo 0-1 con la Macedonia del Nord a Palermo costato all’Italia la qualificazione mondiale seguiva di due settimane la remuntada del Real al Bernabeu in Champions, caratterizzata da un suo decisivo errore (ingigantito dalla critica transalpina, indifferente davanti a un mezzo fallo dell’attaccante madridista) su Benzema. Il tutto dentro un dualismo aperto con Keylor Navas, da lui inatteso e foriero di poca serenità. A giugno poi c’era stata la coda azzurra, con la Finalissima persa seccamente con l’Argentina e le prime quattro partite di Nations League, chiuse col tonfo in Germania (5-2), vissuto con la fascia al braccio, al quale era seguito uno sfogo televisivo per via del quinto gol nato da un suo rinvio impreciso, pur dopo una serie di parate importanti col risultato ancora aperto. «Un altro mio errore dite? Se vogliamo fare polemica, mi prendo le colpe, da capitano e vado avanti a testa alta».

 

Riscatto

Quello che è arrivato adesso a Coverciano è un Donnarumma che sta vivendo un inizio di stagione diverso sul piano delle gerarchie. Il nuovo tecnico del Psg, Galtier, subentrato a Pochettino, lo ha battezzato titolare di nome e di fatto: Gigio ha giocato tutte le 8 partite di campionato (4 gol subiti, 7 vittorie e 1 pari) e le due di Champions (entrambe vinte, con due gol incassati). È bastato il gol inutile di McKennie allo Stadium, pur espugnato, propiziato da una sua uscita fuori tempo, a riaccendere le critiche. Jerome Alonso, ex portiere del Psg, parlando con Le Parisien c’è andato giù pari: «Un gigante dai piedi di argilla. Dopo il fatto di Madrid i compagni non si fidano più di lui». Proprio a Milano (60ª partita azzurra) adesso Donnarumma deve zittire tutti, lui che l’Inghilterra ha fatto piangere a Wembley, insuperabile in quella notte di eurorigori felici. È tempo che l’Italia torni a vincere al Meazza, come non accade dal 2012 (3-1 alla Danimarca in qualificazione mondiale), e che Gigio si confermi il numero uno che è.


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