Italia, il passaggio al 3-5-2: una situazione d’emergenza che può diventare un’occasione

Il ct Mancini pensa ancora a una Nazionale incentrata sul palleggio e sul 4-3-3 ma molte individualità potrebbero trarre beneficio dal nuovo approccio
Italia, il passaggio al 3-5-2: una situazione d’emergenza che può diventare un’occasione
4 min
Fabrizio Patania
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ROMA- Più costretto che convinto. Mancini è stato spinto dall’emergenza e dalla mancanza di esterni d’attacco verso il 3-5-2, come ha ripetuto nella notte di San Siro. Il ko di Politano si aggiungeva all’impossibilità di richiamare Insigne, all’infortunio di Berardi, alla perdurante assenza di Chiesa, alla necessità di Spinazzola di fermarsi per riacquistare la forma perduta durante la sosta. Al ct mancavano le pedine decisive su cui aveva costruito l’Italia campione d’Europa, capace di piegare di nuovo e con uno spartito differente l’Inghilterra in una curva delicatissima del percorso azzurro. Aggiungere la retrocessione nella Lega B di Nations nel 2022, già riempito dall’eliminazione dal Mondiale in Qatar, sarebbe stato un colpo durissimo per l’intero movimento. Così ha derogato ai suoi principi tattici ed estetici a vocazione offensiva. La difesa a tre non lo attrae, neppure l’idea di giocare “a specchio” e di rimessa, adattandosi agli avversari piuttosto che cercare di imporsi e di dominare il gioco. In realtà la tradizione azzurra è sempre stata opposta. Chiudersi bene, garantire la difesa, ribaltare il gioco attraverso un contropiede manovrato e sfruttando le qualità tecniche che non sono mai mancate nel nostro calcio.

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Il passaggio al 3-5-2

Mancini aveva forse la possibilità di cambiare con un anno di anticipo, quando era cominciata la deriva nel girone di qualificazione poi vinto dalla Svizzera e lo spareggio con la Macedonia. Una larga parte della Serie A gioca con il 3-5-2, c’è abbondanza di esterni a tutta fascia, non solo pensando all’ingresso brillante di Dimarco. Udogie, acquistato dal Tottenham e lasciato per un anno a Udine, è da tempo nell’agenda di Mancini e dello scouting di Coverciano oltre a far parte dell’Under 21 di Nicolato. Se il ct continua a pensare a un’Italia votata al palleggio e al 4-3-3, la formula con due punte lascia immaginare uno sviluppo differente e una possibile svolta in attacco. La prima motivazione è legata al talento di Raspadori. E’ un “9 e mezzo”, come si diceva una volta, tendente al numero 10. Gioca sotto punta, così dicono gli allenatori. Non ha la fisicità per sopportare da solo il peso dell’area di rigore, è un peccato relegarlo sulla fascia. Crea movimento, fraseggia e dialoga nello stretto per linee interne. Accanto a un centravanti puro, esprime tutto il suo talento. Sarebbe ideale per rendere Immobile meno solo, sostenerlo, lanciarlo in profondità più di quanto non sia accaduto nella precedente versione azzurra. Dividere le responsabilità significherebbe anche alleggerire le pressioni, aiutando Ciro a trovare in Nazionale lo stesso passo tenuto con la Lazio. Per chiudere una riflessione sulla linea mediana. Mancio è arrivato sul tetto d’Europa con Barella, Jorginho e Verratti. L’esordio di Nations con la Germania, il 4 giugno al Dall’Ara, aveva dimostrato l’esplosione di Cristante e la crescita di Tonali. Centrocampisti moderni e strutturati, capaci di trasmettere fisicità al reparto senza smarrire le geometrie, la capacità di inserirsi in attacco (Cristante) e di “strappare” (Tonali) come non fa quasi nessuno nel campionato italiano. Oggi il mediano della Roma e il pupillo di Pioli, assente a San Siro, meritano spazio, forse anche la promozione al rango di titolarissimi. Possono riavvicinare l’Italia al solco della tradizione.

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