Mancini, il “nuovo” ct non fa più sconti

Mancini, il “nuovo” ct non fa più sconti© LAPRESSE
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Alberto Dalla Palma

L’appello di Roberto Mancini - «questa nazionale bisognerebbe amarla di più» - può essere considerato anche lo slogan, oppure l’avvertimento, con cui il ct si avvicinerà dalla prossima primavera alle qualificazioni europee e successivamente anche a quelle mondiali: si è ormai aperto un quadrienno in cui non saranno fatti sconti a nessuno e non saranno concessi altri benefici, perché dopo la disfatta di Palermo non si può più sbagliare. E già dal doppio appuntamento contro l’Inghilterra (venerdì scorso) e contro l’Ungheria (stasera), si è capito che Mancini privilegerà il giocatore magari meno talentuoso ma più determinato piuttosto che il fuoriclasse che non ha lo stesso orgoglio di indossare la maglia azzurra. Dopo il trionfo agli Europei, si era subito spento qualcosa nella nostra Nazionale, come se si fosse seduta o accontentata, ma giustamente il ct non aveva voluto abbandonare gli eroi di Wembley con cui è precipitato amaramente fino al clamoroso tonfo con la Macedonia.

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Dal rischio di finire nella Nations di serie B stasera ci giochiamo addirittura l’accesso alle Finals Four del prossimo anno dopo aver già conquistato, grazie al successo contro l’Inghilterra, il ruolo di testa di serie al sorteggio dei prossimi gironi di qualificazione agli Europei: non è poco, considerando le condizioni in cui si è presentata l’Italia davanti a un’Inghilterra orrida ma comunque pronta per il Qatar. Il nuovo ciclo è ormai cominciato e deve avere lo spirito di un giovane emergente come Raspadori e di un fedelissimo campione d’Europa come Immobile, che a San Siro ha tifato come un ultrà da bordo campo e che fino a ieri mattina avrebbe voluto giocare a Budapest pur rischiando di compromettere i suoi impegni con la Lazio. Quando Mancini parlava di amore verso la Nazionale intendeva elevare questi due simboli, nonostante qualcuno abbia anche cercato, invece, di trasformare l’appello del tecnico in un’accusa a Immobile. Quel «bisogna amare di più la Nazionale» era diretto ad altri giocatori - e non sono pochi - di cui non serve neanche fare il nome: basta studiare la lista dei convocati, depennare gli infortunati (Berardi, Politano, Chiesa, Verratti, Pellegrini, Locatelli e Tonali tra gli altri) e individuare gli altri assenti. Nomi anche pesanti ma il ct, come abbiamo già detto, non intende più chiudere un occhio perché se l’Italia non si qualificasse per il terzo mondiale consecutivo sarebbe davvero la fine.

È nata in questi giorni la nazionale di Raspadori, proprio il giovane attaccante che l’allenatore azzurro convocò all’ultimo istante per gli Europei cogliendo di sorpresa quasi tutti, come fece quasi quattro anni prima puntando su Zaniolo, che nella Roma era confinato ai margini della prima squadra. Intuizioni da fuoriclasse della panchina, come quei colpi di tacco che in campo illuminavano le partite di Mancini. Jack, con le dovute proporzioni, può diventare l’erede di altri numeri 10 che hanno scritto la storia dell’Italia: Baggio, Totti e Del Piero più di Insigne che occupava sempre il ruolo di esterno sinistro per esaltare il suo tiraggiro con il destro. Raspadori ha scelto il Napoli per fare il salto di qualità, ha segnato in serie A, in Champions e ha messo ko anche l’Inghilterra dimostrando di avere i colpi ricercati dal ct, non importa se con il 4-3-3 oppure con il 3-5-2 che verrà riproposto a Budapest contro l’Ungheria. In situazione di emergenza, Mancini è risorto proprio sconfessando il suo modulo storico: se lo avesse fatto contro la Svizzera a Roma o a Palermo contro la Macedonia forse saremmo vicini alla vigilia della partenza per il Qatar. Ma questa è un’altra storia, meglio non pensarci più.

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