Retroscena Immobile: voleva restare accanto all’Italia, ma non avrebbe giocato

Il bomber a Malpensa per salutare Mancini: l’edema non è ancora riassorbito. Il dubbio rimane per Lazio-Spezia
Retroscena Immobile: voleva restare accanto all’Italia, ma non avrebbe giocato© Getty Images
4 min
Fabrizio Patania
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ROMA - Quando Ciro Immobile è salito sul pullman della nazionale, parcheggiato davanti al Melìa di Milano, indicando la sua valigia senza nome dietro, era già stato condiviso e deciso da Federazione e Lazio che sarebbe tornato a Roma invece di partire con l’Italia verso l’Ungheria. Erano le 10,44. Mezz’ora prima (10,15) il centravanti di Torre Annunziata aveva fatto rientro in albergo dagli accertamenti clinici a cui era stato sottoposto dopo colazione dai medici federali e il dubbio era rimasto in sospeso. Sembrava dovesse partire per Budapest, ma non avrebbe giocato. La risonanza magnetica aveva evidenziato la non completa risoluzione dell’edema al bicipite femorale della coscia destra, tuttavia Ciro si era messo a disposizione e aveva espresso il desiderio di viaggiare lo stesso, come era emerso nella giornata di sabato (dopo l’allenamento differenziato a San Siro), anche solo per tifare e restare parte all’interno del gruppo azzurro. Un supporto psicologico da veterano e la testimonianza ulteriore del senso di appartenenza alla Nazionale di cui continuerà a far parte in futuro, in previsione dell’Europeo 2024 e con il sogno di arrivare al Mondiale americano del 2026.

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Mancini e il presidente Gravina, dopo il biltz elettorale, proprio in quei minuti erano in volo da Fiumicino verso Milano. Così Ciro è andato a Malpensa per salutare il ct e congedarsi dalla Nazionale in partenza (ore 12) con un velo di malinconia, perché anche questa finestra azzurra, come le precedenti, non lo ha visto protagonista a causa di un infortunio. Può darsi che la decisione definitiva sia maturata durante il tragitto, ma non cambia la sostanza: alle 11 dalla Lazio era già trapelata la notizia che sarebbe rientrato a Roma. Scelta totalmente condivisa dal prof. Ferretti e dai medici del club biancoceleste, in costante contatto da giovedì. La risonanza aveva certificato l’indisponibilità di Immobile per la partita con l’Ungheria e si stava valutando l’opportunità di proseguire le terapie a Budapest o accelerare il rientro a Roma, guadagnando un giorno, come auspicavano a Formello.

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Nessun caso

Nessun intervento diretto di Lotito, peraltro totalmente immerso dalla tornata elettorale come candidato senatore in Molise. Non si può escludere, anzi sembra confermato, che anche il presidente della Lazio abbia parlato con Ciro in mattinata, sensibilizzandolo in relazione ai prossimi impegni, 12 partite in 42 giorni, da cui è attesa la squadra biancoceleste. "Ha avuto un piccolo infortunio, abbiamo provato a recuperarlo, ma non era il caso di rischiare e rientrerà alla Lazio" ha raccontato Mancini a Budapest, testimoniando una volta di più la sensibilità verso i club e che non esistevano i presupposti di un caso. Ciro, come sa bene chi lo conosce a Formello, non si tira mai indietro. E’ stato capace spesso di giocare sopra il dolore, forzando o in condizioni precarie. La scelta prudenziale è comprensibile.

A riposo

Oggi peraltro è difficile stabilire se potrà essere impiegato da Sarri con lo Spezia (domenica) o con lo Sturm Graz in Austria (6 ottobre) in Europa League. Questa mattina la Lazio lo sottoporrà a nuovi esami clinici, Ciro proseguirà con le terapie e oggi si riposerà, saltando la ripresa degli allenamenti. Da Formello soltanto nelle prossime ore emergerà un orientamento: ieri era considerato in dubbio per lo Spezia. Sarri, per primo, non intende rischiare un altro lungo stop di origine muscolare. Si sono già stirati (senza essere convocati in Nazionale) Lazzari e Casale.

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