Sì, ora l'Italia ha davvero rialzato la testa. Onore a Mancini che non ha mollato

Grande vittoria a Budapest, tre giorni dopo il successo sull'Inghilterra. Per la seconda edizione consecutiva, la Nazionale giocherà le Final Four di Nations League. Raspadori in stato di grazia, Dimarco protagonista e marcatore del gol azzurro n.1500, Donnarumma gigantesco. Mancini ha raggiunto Vittorio Pozzo e Arrigo Sacchi in testa alla classifica dellevittorie dopo 55 partite sulla panchina azzurra: sono 34, tante quante il suo illustre predecessore due volte mondiale ('34 e '38) una volta campione olimpico ('36) e il Grande Fusignanese, vicecampione del mondo nel '94 a Pasadena
Sì, ora l'Italia ha davvero rialzato la testa. Onore a Mancini che non ha mollato© LAPRESSE
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Xavier Jacobelli
TagsItaliaUefa Nations League

Sono trascorsi sei mesi dalla seconda, consecutiva eliminazione degli azzurri nella corsa alla fase finale del mondiale. Certamente, l'ingresso nelle semifinali della Nations League lenisce, ma non cancella la delusione per ciò che accadde contro la Macedonia del Nord nell'infausta notte del 24 marzo scorso a Palermo. Tuttavia, ciò non toglie che il prepotente uno due manciniano con l'Inghilterra e l'Ungheria, piazzato in 72 ore fra San Siro e la Puskas Arena, nonostante il battaglione di indisponibili, costituisca una formidabile iniezione di fiducia per la Nazionale campione d'Europa che ha rialzato la testa. A Budapest, come a Milano, l'Italia ha messo in campo lo spirito di Wembley: ha lottato, ha sofferto, ha colpito due volte con Raspadori baciato dalla grazia (quinto gol in 15 presenze) e Dimarco, sempre più protagonista in Nazionale nella stessa misura in cui lo è nell'Inter. Il gigantesco Donnarumma ha chiuso il cerchio di una vittoria frutto di uno sforzo collettivo e di un impegno esemplare, anche se gli ultimi 20' non hanno soddisfatto Mancini ed è comprensibile. Ma, se possibile, il successo in Ungheria è ancora più importante del successo sugli inglesi perché ottenuto in trasferta, in casa dell'ottima Ungheria di Marco Rossi che aveva battuto due volte l'Inghilterra (4-0 in UK, 1-0 in casa) e una volta la Germania, pareggiando la seconda sfida con i tedeschi. Il coraggio, se uno non ce l'ha non se lo può dare, ammonisce Manzoni: vivaddio, Roberto Mancini ce l'ha eccome. Con Mazzocchi, il ct ha lanciato in orbita il cinquantunesimo debuttante della sua gestione e ha raggiunto Vittorio Pozzo e Arrigo Sacchi in testa alla classifica del numero di vittorie dopo 55 partite sulla panchina azzurra: sono 34, tante quante il suo illustre predecessore due volte mondiale ('34 e '38) una volta campione olimpico ('36) e e il Grande Fusignanese, vicecampione del mondo nel '94 a Pasadena. A Budapest, Mazzocchi è diventato il cinquantunesimo debuttante della sua gestione. "Dobbiamo scavallare il mese di dicembre", ha annotato Mancini, che nel cuore, come tutti noi, porta ancora la frustrazione perché del mondiale saremo spettatori. Ma bisognava rialzare la testa: l'Italia l'ha fatto. La strada è giusta.

Raspadori e Dimarco piegano l'Ungheria: l'Italia vola alle Finals
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