Riccio dell’Under 20, figlio d’arte e talento da scoprire: “Mio padre con Gattuso, io al Mondiale in Cile”
Per una volta il padre spera di seguire le orme del figlio. Luigi Riccio, ex giocatore di Pistoiese, Ternana, Ancona, Piacenza e Sassuolo, è nello staff di Rino Gattuso ma definirlo collaboratore è riduttivo. È un suo amico fraterno fin da quando iniziarono insieme nel Perugia di Gaucci. Il ct azzurro è il padrino del figlio di Gigi, Lorenzo, calciatore dell’Atalanta e oggi, soprattutto, centrocampista dell’Italia Under 20 che sta giocando il Mondiale di categoria in Cile. Lorenzo è uno dei pilastri della spedizione azzurra, impegnata domani alle 21.30 italiane contro gli Stati Uniti negli ottavi di finale. Con tutto il rispetto per l’Italia dei grandi, è questa la priorità di Lorenzo e di tutto il gruppo di Nunziata.
Pronti per la grande sfida?
«Mi aspetto una partita difficile come normale che sia, ma siamo pronti e affamati. La partita contro l’Argentina ci ha dato consapevolezza e penso che abbiamo tutte le carte in regola per passare il turno perché siamo un grande gruppo e un'ottima squadra».
Già essere agli ottavi è un ottimo risultato.
«Non era scontato passare il girone, ma era il nostro primo obiettivo e l’abbiamo raggiunto. Ora l’appetito vien mangiando, quindi abbiamo fame: ce la giocheremo a viso aperto perché possiamo farcela».
Siete in Cile, fino al 5 ottobre eravate a Valparaiso, la città di David Pizarro.
«Era un grande giocatore, un play carismatico che dettava tempi e ritmi della squadra. Ha fatto una carriera importante, lo ricordo alla Roma e alla Fiorentina».
Da ragazzino, seguendo tuo padre, hai giocato anche a Creta.
«Fare esperienza all’estero aiuta tantissimo, ti fa conoscere altre culture e mentalità, io ad esempio facevo una scuola europea dove si parlava solo inglese. Mi sono divertito e ho imparato tanto, anche se all’inizio non è facile. Ma è un percorso che ti rimane dentro tutta la vita».
Oltre al calcio c’è anche la scuola per te?
«Quest’anno prenderò la maturità poi vorrei continuare a studiare, penso sia molto importante».
Lì in Cile, in ritiro, vedrete anche la Nazionale maggiore?
«Quando gioca sì, di solito ci raduniamo tutti insieme e tifiamo. Guardiamo giocare i nostri campioni perché c’è sempre tanto da osservare».
Tu sei nato il 25 luglio 2006, pochi giorni dopo la vittoria del Mondiale in Germania.
«Sono nato in un’annata importante per il popolo italiano e ne sono orgoglioso. Ho rivisto tante volte i video di quel Mondiale e mi fa sempre tanto effetto».
Mondiale 2026: preferiresti giocarlo da protagonista o viverlo da tifoso di papà?
«Sognare non costa nulla: sono tanto ambizioso, voglio crescere e migliorare. Magari questo lo vivrò da tifoso e il prossimo da protagonista, chi lo sa. Sicuramente sarò il primo tifoso di mio papà, vederlo sulla panchina azzurra è veramente un orgoglio perché è un traguardo importante. Io e tutta la mia famiglia siamo i suoi primi tifosi e siamo tanto orgogliosi dei traguardi che sta raggiungendo, oltre che di tutto quello che fa per noi. Speriamo che tutto vada nel verso giusto perché lo merita».
Oltre a tuo padre chi è il tuo idolo?
«Da sempre Cristiano Ronaldo per la sua fame e la voglia di migliorare anche a questo punto della carriera, è incredibile ed è un esempio. Invece nel mio ruolo mi piace molto Bellingham per il suo saper attaccare e difendere: lo definisco un centrocampista totale. Nel calcio di oggi è veramente importantissimo e per questo in Serie A mi piace molto McTominay che si è imposto fin da subito in un campionato difficile. Ha avuto un impatto clamoroso».
Quanta gioia c’è nel far parte delle giovanili azzurre che si comportano sempre benissimo?
«La Nazionale è sempre motivo di orgoglio e quando indossi la maglia azzurra senti che devi dare qualcosa in più. Le nostre giovanili stanno lavorando molto bene e ne sono fiero: far parte dei 21 del Mondiale è sicuramente un grande traguardo. Lo dedico alla mia famiglia che mi è sempre stata vicino in tutti i momenti».
