
Florenzi: "Rimpiango il Mondiale. Il ritiro? Sembrerà assurdo ma..."
Alessandro Florenzi si è raccontato attraverso i canali ufficiali della FIGC, un'intervista completa e interessante disponibile su Vivo Azzurro TV. Tanti i temi toccati, dalle origini al sogno Europei vinti con la Nazionale, passando per la Roma (ovviamente) e quel gol meraviglioso al Barcellona, ma non solo. "Quello che ho sempre detto è che dall’uno all’undici andavano bene tutti i numeri, bastava andare in campo. Il mio essere jolly mi ha reso una sorta di dodicesimo uomo, ma questo sono io, è la mia natura essere sempre disponibile nei confronti di tutti", ha raccontato Florenzi. "Ritirarsi non ha un’età, c’è semplicemente il momento giusto. E questo per me lo era. Sembra assurdo, ma non è stato difficile. Anche se mi mancano lo spogliatoio, il momento dell’arrivo allo stadio, quando si gioisce tutti insieme o ci si leccano le ferite", ha aggiunto.
Florenzi su Europei e infortuni
"Il calcio mi ha insegnato il lavoro di gruppo, il sacrificio. Mi ha insegnato a rialzarmi dopo i momenti negativi e che comunque c’è sempre una seconda possibilità. Ho realizzato tanti sogni, qualche rimpianto c’è. Ho vinto un Europeo, ma non ho mai giocato un Mondiale e spero di poterlo vivere quest’estate da tifoso. Gli infortuni? Li ho vissuti a tutte le età, ho cominciato a 16 anni e finito a 34. Sono stati sicuramente un ostacolo, ma li ho superati sempre grazie alla famiglia e alle persone a me care".
Il barcellona e la nonna
Il gol al Barcellona: "E pensare che è stata la mia unica rete in Champions… Mi ha regalato una vetrina importante, mi ha permesso di andare alla cerimonia del Pallone d’oro. Con quel gol sono arrivato terzo al Premio Puskas, è un’emozione che mi porterò dietro per tutta la vita. L'abbraccio a mia nonna dopo il gol? Ho agito d’istinto, non se l’aspettava nessuno. In quel momento non c’era solo l’abbraccio a lei, ma a tutti e quattro i miei nonni".
Le origini
"Mia mamma aveva un bar dentro un centro sportivo, il San Giorgio Acilia, uscito da scuola andavo lì a giocare dietro ai container. C’era uno spazio dove io e i miei amichetti mettevamo le giacche per terra e giocavamo fino a quando non arrivava il fischio finale di mia madre". Poi la Roma: "Roma e la Roma sono la stessa cosa: semplicemente amore. Facevo il raccattapalle e papà mi diceva ‘Pensa a quando darai la palla a Totti non con le mani ma con i piedi’. Ricordo nitidamente il giorno dell’esordio, rimasi in campo per quattro minuti senza mai toccare il pallone. Ho avuto la fortuna di giocare con Francesco così come con Daniele (De Rossi, ndr) e sono stati i due più grandi esempi che ho avuto nella mia carriera”.
Da Vialli alla Nazionale di Gattuso
Sugli Europei: "Non eravamo i più forti, è successo qualcosa di magico. C’era allegria, ma c’era anche serietà nei momenti decisivi. Penso che questo mix abbia portato alla vittoria finale. Vialli? Fatico a parlare di Gianluca. Tutti sanno quanto era importante per noi: i suoi discorsi, le sue parole, i suoi silenzi. Come ha affrontato la malattia e come riusciva a trasmetterci solo positività. Quei ragazzi che adesso stanno difendendo la nazione vanno supportati. Va data loro fiducia, avranno tanta pressione come ce l’ho avuta io. Ho deluso le aspettative, non ho centrato la qualificazione a due Mondiali. Spero con tutto il cuore che riescano a passare questi due turni e possano portarci al Mondiale perché se lo meritano loro e se lo meritano i tifosi italiani. Gattuso? Il mister può dare tanto a questa nazionale. Ci sono giocatori come Barella, Bastoni e Di Lorenzo che possono aiutare il gruppo, spero che quello che è stato Vialli per noi possa esserlo per loro Gigi Buffon", ha concluso Florenzi.
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