Kean e la sfida a Dzeko, per sei mesi insieme alla Fiorentina. Adesso Moise ha solo un obiettivo
C'è una certezza, in mezzo a tante scelte certe. Si chiama Moise Kean ed è il nostro lasciapassare per i Mondiali. Lo dicono i numeri, che richiamano campioni che al gol hanno sempre guardato negli occhi e che con le grandi sfide internazionali hanno un certo feeling, coppa del Mondo compresa. Lo dice la voglia di questo ragazzo che non si è arreso davanti al problema alla tibia, ha rassicurato Gattuso e lo ha ripagato con la rete di Bergamo. Lo dice quello spirito di rivalsa che l’attaccante della Viola può avere nei confronti di chi, fino a tre mesi fa, divideva con lui lo spogliatoio, ma con il quale - sul campo di gioco - non era mai scoccata una scintilla vera: Edin Dzeko.
Kean è pronto a prendersi l'Italia sulle spalle
Moise Kean è pronto a prendersi ancora l’Italia sulle spalle, come ha fatto contro l’Irlanda del Nord, segnando la rete che ci ha tolto da tutte le ansie e da tutti i guai. Lo ha fatto - pure - due volte contro l’Estonia (andata e ritorno) e contro Israele, nella pazza notte di Debrecen (4-5 il finale) diventando così il primo giocatore della Nazionale a segnare per cinque partite consecutive dai tempi di Salvatore Schillaci, tra giugno e luglio 1990. Già, il Mondiale delle notti magiche, il compianto Totò fece sognare una Nazione intera. Come sta facendo Moise adesso.
Italia, Kean al centro del progetto con Baloncieri, Riva e Bettega nel mirino
Se si è aperto un mini-dibattito sulla composizione dell’attacco azzurro a Zenica, in (eventuale) discussione ci sarebbe Retegui, apparso sottotono nella gara di Bergamo contro l’Irlanda del Nord, non certo Kean. Gattuso lo considera l’apice della spina dorsale della sua Nazionale, l’uomo al quale affidarsi quando c’è da fare gol. Non è l’unico, Rino, a pensarla in questo modo. Anche Luciano Spalletti lo aveva messo al centro del progetto nella sua avventura da ct. E lui non ha mai tradito chi gli ha dato fiducia. Se ci pensate bene, le uniche due partite nelle quali è mancato sono state quelle contro la Norvegia. Quelle che hanno segnato il nostro cammino verso il Mondiale americano. Cinque partite a segno di fila (7 reti), l’attaccante viola ha aperto la caccia a Baloncieri, Riva e Bettega che, in periodi diversi, segnarono per sei gare di fila in azzurro: se Moise segnerà domani a Zenica li raggiungerà. Ma potrebbe non aver voglia di fermarsi...
Kean-Dzeko, la coppia che non ha funzionato
Sette gol in azzurro, l’ultimo ad arrendersi anche a Dortmund, quando sotto di tre a zero rimontammo tre gol alla Germania. Il cammino era compromesso, ma l’attaccante della Fiorentina non si tirò indietro. Ecco, il viola, è il colore che lo ha legato a Edin Dzeko, l’attaccante che domani sera ci troveremo davanti e che con i suoi nove anni in Italia (6 alla Roma e 2 all’Inter prima di Firenze) certo, ci conosce molto bene. Nei piani di Commisso, i due avrebbero dovuto completarsi a vicenda (un po’ come penserebbe di fare il nostro ct affiancandogli Pio Esposito). La coppia non ha mai funzionato, solo 314 minuti in 11 presenze, nonostante i buoni propositi («Ci completiamo come un coppia perfetta» disse l’attaccante bosniaco al suo arrivo a Firenze).
