Malagò in corsa per la presidenza della Figc dopo Gravina: c'è solo un ostacolo da superare

L'ex numero uno del Coni piace ai club di vertice, ma non a tutta la politica: saranno decisivi i voti di dilettanti e calciatori
Giorgio Marota

Pubblicato il 03.04.2026, 08:06 (Aggiornato il 03.04.2026, 10:54)

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Cosa accadrà

Di tempo, comunque, ce n’è. Il 13 maggio è la data ultima per avanzare le candidature e difficilmente i più quotati usciranno allo scoperto adesso. Registrata la discesa in campo di Gianni Rivera, che ha parlato di «programma ben preciso», i veri conti si faranno tra circa un mese. Il presidente federale si elegge con i voti delle componenti (pardon, dei delegati) e la sola Lega di A vale il 18% del totale coi suoi 20 votanti. Troppo poco per vincere. Anche se sono quei venti a trainare il carrozzone dal punto di vista economico-finanziario. Di solito, ed è cosa altrettanto nota in ambienti federali, questo gioco lo coordina la Lega Dilettanti, che da sola vale il 34%. Ecco perché Giancarlo Abete, da anni una sorta di Demiurgo in Federcalcio, considerato dalle componenti il portatore di equilibrio nei momenti di caos, se sciogliesse le riserve sarebbe parecchio avanti a ogni potenziale avversari. Poi bisognerebbe fare i conti con l’opinione pubblica, che non vota ma influenza: Abete e Malagò sono due dirigenti di vecchia data, ma se il primo si è già dimesso da presidente federale nel 2014, il secondo dovrebbe fare i conti con lo scarso gradimento del ministro per lo Sport, Andrea Abodi, che questa partita la sta giocando dal day after di Bosnia-Italia. Resta sempre valido lo scenario di un ex calciatore sulla poltrona presidenziale: se ne parla da decenni, non è mai accaduto.