C’era una volta l’italiano in campo: l’analisi dell’ultima giornata di campionato è drammatica

Nel weekend post Bosnia appena 64 azzurrabili titolari. A Udine il colpo: solo Zaniolo
Jacopo Aliprandi

C'era un italiano… ma non è una barzelletta. O forse sì, ed è proprio questo il problema: fa ridere per non piangere, mentre il calcio italiano continua a raccontarsi storie che non trovano mai riscontro sul campo. La realtà, cruda e spietata, è sotto gli occhi di tutti: parole, promesse, buoni propositi. Tutto evaporato, ancora una volta, come dopo ogni scossone che dovrebbe cambiare il sistema e invece finisce per confermarlo. La debacle in Bosnia doveva essere uno spartiacque, l’ennesimo, ma anche stavolta il calcio italiano ha scelto la via più comoda: aspettare. Le dimissioni eccellenti, la tempesta mediatica, la rabbia dei tifosi: tutto già visto. E soprattutto, tutto già archiviato. Perché sei giorni dopo, alla ripartenza della Serie A, non è cambiato nulla.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Italia

I pochi italiani in campo: cosa dicono i numeri

Il campo, come sempre, è il giudice più severo. E il verdetto è impietoso: 29%. Basta questo numero per smontare qualsiasi discorso teorico, qualsiasi tavolo tecnico, qualsiasi dichiarazione d’intenti. Il 29% dei titolari è italiano. Sessantaquattro giocatori su duecentoventi. Una percentuale che non è solo bassa: è allarmante. È il termometro di un sistema che non crede più in se stesso. E non va meglio allargando lo sguardo. I convocati italiani sono 125 su 429: ancora 29%. Una costante che diventa condanna. E dalla panchina? Anche lì, il copione non cambia: 66 stranieri subentrati contro appena 28 italiani, molti dei quali spediti in campo quando la partita era già finita, quando il risultato non contava più. Diversi protagonisti, ma anche un buon numero di comparse.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Italia

La solitudine di Zaniolo, unico azzurro

Poi ci sono le immagini che valgono più di mille numeri. Udinese-Como: ventidue giocatori in campo, uno solo italiano. Nicolò Zaniolo, solo contro tutti. Una fotografia desolante, quasi simbolica. A fargli compagnia, a gara in corso, il solo B ertola. Dall’altra parte, il nulla: un Como che continua a ignorare il talento azzurro, con Goldaniga ridotto a comparsa stagionale. Quattordici minuti in un campionato intero. Non è una scelta tecnica, è un manifesto.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Italia

Politano e gli altri

E allora i dubbi diventano certezze. Dove sono i giocatori italiani? Dove stanno crescendo? E soprattutto: chi ha il coraggio di farli giocare? Napoli-Milan non cambia la narrazione: tre italiani titolari, più uno in corsa. Ma è proprio quell’uno a ribaltare tutto. Politano entra e decide la partita, regala tre punti pesanti e tiene vivo il sogno scudetto. Un segnale? Forse. Una speranza? Sicuramente. Perché poi c’è l’altro dato, quello che spiazza: sui 23 gol segnati nella giornata, 11 portano firma italiana. Quasi la metà. Il paradosso è tutto qui. Il talento c’è, ma resta nascosto. E mentre si aspetta una riforma, il campionato scorre via , fedele a se stesso, prigioniero di una logica che guarda solo al risultato immediato e dimentica il futuro. Servirebbe coraggio. Quello di chi si assume la responsabilità di cambiare rotta anche a costo di perdere qualcosa oggi per costruire domani. Servirebbe una scelta, netta, chiara. Non un compromesso. Perché altrimenti “c’era un italiano” resterà solo l’inizio di una storia triste. Sempre uguale. Sempre più lontana da un lieto fine.  

 


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Italia

C'era un italiano… ma non è una barzelletta. O forse sì, ed è proprio questo il problema: fa ridere per non piangere, mentre il calcio italiano continua a raccontarsi storie che non trovano mai riscontro sul campo. La realtà, cruda e spietata, è sotto gli occhi di tutti: parole, promesse, buoni propositi. Tutto evaporato, ancora una volta, come dopo ogni scossone che dovrebbe cambiare il sistema e invece finisce per confermarlo. La debacle in Bosnia doveva essere uno spartiacque, l’ennesimo, ma anche stavolta il calcio italiano ha scelto la via più comoda: aspettare. Le dimissioni eccellenti, la tempesta mediatica, la rabbia dei tifosi: tutto già visto. E soprattutto, tutto già archiviato. Perché sei giorni dopo, alla ripartenza della Serie A, non è cambiato nulla.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Italia
1
C’era una volta l’italiano in campo: l’analisi dell’ultima giornata di campionato è drammatica
2
I pochi italiani in campo: cosa dicono i numeri
3
La solitudine di Zaniolo, unico azzurro
4
Politano e gli altri