Italia, Koleosho e gli altri pronti per il salto
Un futuro esiste, come la Giovane Italia ha dimostrato in Lussemburgo e in Grecia. A settembre bisognerà cominciare a costruirlo con lo sguardo proiettato al Mondiale 2030 in Spagna e Marocco. Il nuovo ct dovrà lanciare un progetto lungo quattro anni. La Nations per prepararsi, l’Europeo 2028 come tappa di passaggio. Baldini ha portato a termine la missione: si può rendere meno ripida la salita dall’Under 21 alla Nazionale, vero cruccio di Gravina e di Viscidi, responsabile delle giovanili azzurre, negli ultimi anni. Qualche talento c’è, bisogna aprire le finestre e rinfrescare l’aria. Servirebbe una rivoluzione culturale. Ai giovani va dato il tempo di crescere e sbagliare. Prendete Comuzzo, già chiamato da Spalletti. A Heraklion ha fermato Douvikas, sembrava un altro difensore rispetto a quello criticatissimo di Firenze. A settembre, quasi certamente, lo vedremo. Come Ahanor, già lanciato in Champions dall’Atalanta oppure Bartesaghi, promosso nel Milan da Allegri. Bisogna giocare. Palestra è esploso scegliendo il prestito a Cagliari. Lui e Pisilli, riemerso a fatica con la Roma di Gasp, sono certezze. Pio Esposito, sottratto da Gattuso all’Under 21, era entrato in Nazionale di prepotenza dopo l’estate.
Koleosho e i giovani in rampa di lancio
Koleosho ha esibito il motore di cui dispone, deve acquistare concretezza nella finalizzazione, ma in Grecia ha dimostrato spirito di sacrificio e capacità di coprire tutta la fascia. Sembra destinato alla convocazione, anche e soprattutto se l’Italia tornerà al 4-3-3: pochi esterni d’attacco selezionabili. È quasi pronto Ndour, mezzala dal fisico bestiale, un po’ macchinoso. Vanoli alla Fiorentina lo ha spesso preferito a Brescianini e Fabbian, assai più quotati. La vera rivelazione si chiama Fabio Chiarodia, centrale mancino del Borussia Moenchengladbach, doppio passaporto. I genitori emigrarono da Portogruaro in Germania per aprire una gelateria. La federazione tedesca ha provato invano a soffiarcelo. Tempismo, senso della posizione, buon piede. Gli manca un po’ di struttura, va verificato nel duello con centravanti cattivi e possenti. Filippo Mane, difensore destro del Borussia Dortmund, è una macchina impressionante per esplosività e fasce muscolari, ma non gioca con continuità in Bundesliga. Serviranno tempo e pazienza. Stesso discorso per Samuele Inacio, figlio d’arte, possibile numero 10 del futuro.
La nuova Nazionale aspetta anche Leoni
Dopo l’estate, con altri tre o quattro gioielli pescati dal gruppo di Baldini, rientreranno alcuni giovani già collaudati. Un po’ di nomi in ordine sparso: Scalvini, Ricci, Rovella, Coppola, Ruggeri, Udogie, Casadei, Savona, Kayode, Bernasconi. Dipenderà dalle preferenze del nuovo ct. La Nazionale aspetta Leoni, ex Parma e fermato a Liverpool da un gravissimo incidente, Gattuso lo aveva chiamato con Esposito al primo giro di convocazioni. Del gruppo eliminato in Bosnia resisteranno in pochi. Diciamo Bastoni, Calafiori, Dimarco, Kean, Barella, Retegui, forse Locatelli e Cambiaso, se riuscirà a riproporsi. Gruppo da svecchiare. Donnarumma e Tonali sono i nostri top. Gigio ha dato un esempio di umiltà e senso di appartenenza da memorizzare. I valori morali hanno sempre fatto la differenza in maglia azzurra, come spiegavano Gattuso e Buffon. Ecco di cosa ha bisogno il Club Italia. Una vera sterzata.
