Malagò e l’incontro con Abodi: le richieste del calcio per l’Italia del futuro

Il n.1 Figc: "Andiamo per priorità". Il ministro chiede riforme: "In due  non riusciremo a risolvere tutto"
Giorgio Marota

Pubblicato il 26.06.2026, 10:53

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Malagò ha un’agenda, Abodi un indirizzo. E nel vertice politico-sportivo di ieri, cominciato alle 19.07 e durato un’ora abbondante, entrambe le cose sono state in qualche modo chiarite: il calcio ha bisogno di supporto economico - progettualità condivisa, non assitenzialismo fine a sé stesso - ma dovrà, prima di tutto, fare dei compiti a casa. Abodi conosce questo mondo litigioso e probabilmente una rivoluzione non se l’aspetta, però è pronto a lasciarsi sorprendere. La reputazione del sistema, dopotutto, è ai minimi storici. Dai debiti agli scandali arbitrali, passando per le violenze ultras e l’instabilità di quei campionati che perdono spesso pezzi, senza dimenticare quell’abitudine a investire sui calciatori stranieri a discapito degli italiani: il pallone non ha soltanto una mancata qualificazione ai Mondiali da farsi perdonare. «Serve un impegno vero sulle riforme», ha detto il ministro al nuovo presidente della Figc. Sarà il primo passo, necessario per evitare interventi dall’alto e nuovi conflitti sull’autonomia. 

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L'agenda di Malgò

Agenda. Quella di Malagò a tre giorni dal trionfo elettorale non è stata solo una visita istituzionale. Calcio e politica non sono mai stati così distanti come nel periodo delle dimissioni di Gravina, il dirigente che si è sentito «un bersaglio del governo». Anche tra Abodi e Malagò, due vecchi amici, qualche incomprensione c’è stata, e non solo per l’opposizione del primo alla proroga della presidenza Coni del secondo. Il titolare del dicastero ha sempre detto di preferire i discorsi sui programmi a quelli sui nomi, non è un segreto però che si aspettasse un deciso rinnovamento. A partire dal consiglio federale, rimasto lo stesso della precedente governance. «Sappiamo di cosa il sistema ha bisogno: ci rivedremo sistematicamente, i ritmi saranno intensi. Due persone da sole non riusciranno a risolvere i problemi», ha detto Abodi lasciando i suoi uffici di via dell’Umiltà, a pochi passi dal Quirinale, proprio insieme a Malagò. Sul tavolo sono state portate dieci istanze, molte delle quali ispirate da una Serie A che ambisce a tornare motore (anche politico) del sistema. Il ritorno alle sponsorizzazioni del betting, il ripristino di una fiscalità agevolata per gli acquisti dei campioni all’estero (il dl crescita è stato abrogato), il prelievo sulle scommesse, la tax credit, il superamento dell’IRAP, le misure riparative dopo il cambio di destinazione dell’1% della mutualità, il contrasto alla pirateria, i nuovi stadi e il sostegno alla base restano questioni urgenti per il movimento. «Ho detto “andiamo sulle priorità”, perché le cose sono talmente tante...», ha ammesso Malagò. Settanta minuti non sono molti per chiarire tutto, ma rappresentano un inizio.