Da Milanello a Coverciano: Maldini e le collaborazioni che durano poco. Ma con Leonardo...
Quando il fondo Elliott guidato dalla famiglia Singer divenne proprietario del Milan salvandolo dalla bancarotta del cinese Yonghong Li, il primo dirigente di calcio interpellato per guidare il club del dopo Fassone-Mirabelli fu Beppe Marotta. A quel tempo l’attuale presidente dell’Inter declinò l’offerta perché aveva appena rinnovato il contratto con la Juve. Così la famiglia Singer, in attesa che Gazidis si liberasse dall’Arsenal, puntò su Leonardo che divenne il direttore tecnico rossonero. E fu allora che il brasiliano, prima calciatore, poi dirigente e braccio destro di Galliani, quindi allenatore del dopo Ancelotti (con pubblico litigio con Berlusconi), decise di chiamare al suo fianco Paolo Maldini. Conosceva l’aura del suo ex capitano e in particolare l’effetto positivo che quella coppia avrebbe suscitato presso il mondo antico del tifo milanista. Aveva bisogno di un garante. I due, per pura combinazione, si ritrovarono a gestire in quei mesi la panchina di Rino Gattuso chiamato da Mirabelli a sostituire Vincenzo Montella esonerato.
Maldini e Leonardo già dirigenti insieme nel Milan
L’intesa tra i tre milanisti naufragò molto presto. Non solo. Leonardo inaugurò la sua missione con un paio di acquisti molto onerosi (il centravanti Piatek e il brasiliano Paquetà che ha partecipato al Mondiale attuale con il Brasile di Ancelotti): il costo complessivo di quasi 80 milioni divenne un macigno per lo stesso Leonardo che di là a pochi mesi, richiamato dal Psg, decise di lasciare il Milan e di trasferirsi ancora una volta a Parigi. E fu allora che Paolo Maldini, rimasto da solo negli uffici di casa Milan, chiamò Zvone Boban che fino a quel momento aveva svolto l’incarico di segretario generale della Fifa (dal maggio 2016 fino al giugno 2019). Ancora in questa occasione la nuova coppia alla guida dell’area tecnica non durò tantissimo. Liquidato Gattuso, arrivò Marco Giampaolo come allenatore. Anche qui esperienza ridotta ad appena poche giornate ed esonero seguito dal sondaggio presso Spalletti (il quale rinunciò perché Zhang non lo liberò dal contratto ancora in corso) e dalla scelta definitiva di puntare su Stefano Pioli.
La coppia di ex rossoneri si riforma in azzurro
A dimostrazione della tormentata vita vissuta in quel periodo dal Milan di Elliott, tutto concentrato sul risanamento dei conti realizzato da Gazidis, ci fu durante la sosta per il Covid l’incidente diplomatico con Boban, giustamente inviperito per i contatti avuti da Gazidis con Rangnick, attuale ct dell’Austria. Boban non risparmiò una durissima intervista contro la proprietà americana che decise di licenziarlo per giusta causa. Rimasto per la seconda volta da solo, Maldini questa volta si rivolse a Massara che divenne il suo collaboratore operativo fino alla stagione dello scudetto e a quella successiva della semifinale di Champions. Da oggi Paolo, in azzurro, ha ritrovato Leonardo, sincero sodale. E spera che questa volta la collaborazione duri un po’ più a lungo.
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