L’Italia appesa a Guardiola, la nomina del ct rischia di slittare a fine settimana
ROMA - Appesi a Pep, un sogno forse già tramontato o impossibile. Maldini non molla, il pressing continua, ma è complicato convincere l’ex tecnico del City. Guardiola vuole restare fermo per un anno, come aveva annunciato alla fine di maggio e ha ripetuto nei giorni scorsi. Non ha respinto e declinato la proposta azzurra, ma neppure è vicino al sì. Malagò chiede pazienza, serve qualche altro giorno, si può arrivare al week-end per la nomina del nuovo ct, superando l’appuntamento fissato domani in Lega a Milano. Maldini e Leonardo hanno aperto altre piste. Il tecnico resta un obiettivo lontano e complicato, non per soldi o perché non abbia mostrato interesse a diventare la guida della Nazionale e della filiera azzurra. Lo frenano la famiglia, il desiderio di staccare e di scoprire cosa c’è oltre al calcio. La Figc ha preso tempo per ulteriori riflessioni, lo ha concesso anche a Pep, senza abbandonare o smontare del tutto il sogno su cui ha lavorato (impossibile negarlo) negli ultimi giorni. Tra brusche frenate e fughe in avanti, conviene aspettare con prudenza. Certo Malagò sta dando peso e sostanza al suo metodo di lavoro e ai dirigenti scelti per guidare il Club Italia. «Ho capovolto la clessidra quando sono stato eletto - ha spiegato a Cronache di Spogliatoio - Voglio condividere la scelta del ct con Maldini e Leonardo: questa è una parola che è sempre negli accordi, nei contratti, nei colloqui che ho avuto con quello che doveva e voleva essere il mio obiettivo. Già pensavo a Paolo in campagna elettorale, è stato sempre il mio obiettivo, puoi anche indovinare o sbagliare il ct, ma c’è un sistema da riorganizzare».
Contatti
Lo ha appoggiato e lo ha sostenuto nel tentativo di andare a casa di Guardiola, continuerà ad affiancarlo in un casting che sta diventando ogni ora più nebuloso. Pep sarebbe un grande colpo e il pessimismo trapelato ieri da via Allegri un pochino contrastava con le dichiarazioni di Malagò, abilissimo a coprire le carte. «Ci sono aspetti di budget, bisogna stringere la cinghia. Si sono fatte eccezioni che possono riguardare il nome prepotente di cui si parla, ma non è detto vada in porto. Credo sia giusto aprire un dialogo, tenerlo vivo e caldo. Non è mancanza di rispetto e di riguardo verso altri soggetti con cui il confronto è già partito. Si può optare per una scuola generazionale più recente e si entra nel soggettivo». Sembrava un riferimento esplicito a Pirlo. Ci sarebbe un altro nome “low cost” nella short list di cui fanno parte Mancini e l’ex allenatore della Juve, forse Pioli.
Attesa
L’interrogativo permetterà a Malagò di sistemare gli incastri, analizzare le variabili e scegliere dopo l’ultimo confronto con le società di Serie A. Maldini e Leonardo sono volati in Catalogna dopo un confronto durato 2 ore a Coverciano con Viscidi, responsabile delle giovanili. Si parla di filiera. Ci vuole un allenatore manager. Per quel tipo di ruolo Roberto Mancini sarebbe perfetto e può darsi che alla fine il suo nome si riveli il punto di caduta di tortuose complicazioni. Non si spiega, però, l’attesa prolungata. La cronaca, negli ultimi giorni, porta in altre direzioni. Tra le componenti federali Andrea Pirlo viene considerato come il candidato principale nel caso in cui Guardiola non accettasse. È il candidato in pole per il tandem Maldini-Leonardo, negli ambienti vicini all’Inter c’è chi ritiene possa essere annunciato sabato. Aspettare e vedere. La sintesi tocca a Malagò.
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