Lettera aperta di un vecchio tifoso della Nazionale: “Mancini, non puoi sbagliare"

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Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

4 min

Pubblicato il 30.07.2026, 07:19

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Caro Roberto,

scrivo una lettera e non un pezzo perché qui cambio veste. Per una volta evito di fare il giornalista e ti parlo da tifoso della Nazionale, un tifo che nasce ben prima di cominciare a seguire gli azzurri per il giornale. C’ero pure due anni dopo in tribuna a Marino quando Vicini stava facendo altre scelte e proprio lui, il tuo méntore, ti lasciava fuori. Nemmeno un minuto a Italia ‘90, ti allenava, cercando di tranquillizzarti, Picchio De Sisti. Con Baggio non ce la poteva fare nemmeno un fenomeno come te, ma almeno un minuto...

E c’ero pure quando a Stoccarda hai giocato la tua ultima partita in Nazionale (nelle pagelle del Corriere dello Sport-Stadio hai preso 5), era il marzo del ‘94, stavamo per partire per il Mondiale americano, ma tu quella sera hai capito che era meglio rinunciare: nei pensieri di Sacchi eri finito dietro a Baggio e anche a Zola. Trentasei partite in Nazionale, quattro gol, nella Samp hai segnato il triplo.

Da giocatore è stato questo il tuo rapporto con la maglia azzurra, quasi sempre contrastato, con intoppi, malintesi, esclusioni e auto-esclusioni. Da ct invece è arrivato il riscatto col trionfo di Wembley. E poi... Poi hai sciupato tutto, la botta con la Macedonia del Nord è stata terrificante, ma da campione d’Europa hai deciso di insistere, fino al tradimento. Del quale ti sei scusato, è vero.

Caro Roberto, quelle scuse potranno bastare a Malagò e a chi ti vuole bene, ma non a tutti i tifosi della Nazionale. Non bastano perché il tradimento è stato reale e le scuse sono parole. Lo sai come dice Allegri, no? Le parole le porta il vento e le biciclette i livornesi. Ecco, tu ora devi fare il livornese, devi scusarti con i fatti, devi portare via le biciclette e devi soprattutto evitare altre delusioni.

Sei stato davvero coraggioso in questa scelta. Avrai calcolato che, in caso di altri insuccessi, la tua carriera sarà macchiata per sempre. L’Europeo vinto, certo, ma poi l’esclusione dal Mondiale contro la Macedonia del Nord, il tradimento per i petrodollari dell’Arabia, il pentimento, il ritorno fra le polemiche e infine un’altra sconfitta. Sarebbe molto complicato andare avanti, o anche solo raccontare la tua storia senza partire da qui.

È l’aspetto che mi conforta in questa tormentata soluzione finale: abbiamo un ct che non può sbagliare niente, nemmeno una virgola, che dovrà gestire una pressione tre volte superiore a quella di tutti i suoi predecessori, compreso lui stesso. Non solo, hai pure un’altra responsabilità: se fallisci, ti porti dietro il presidente che ti ha voluto nonostante le insistenze della Serie A per Conte e una persona come Ranieri, che ti aiuterà e che tu dovrai ascoltare.

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Avevi la possibilità dell’oblìo, te ne andavi ad allenare in Portogallo, in Inghilterra, dove ti pare, lontano da queste tormentate faccende del tuo Paese. E invece hai deciso di rimetterti in corsa (e in discussione) sulla panchina più rovente del calcio italiano.

Il coraggio proprio non ti manca e spero tanto che sia pari ai tuoi (nostri) futuri successi.

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