Figc, Bergamini capo dello staff. Malagò va avanti su Bianchedi
Giovanni Malagò vuole accanto a sé un autentico capo di gabinetto con poteri amministrativi che possa coordinare i suoi più fidati collaboratori, togliendo qualche peso dalle spalle del segretario generale ma soprattutto alleggerendo il lavoro gestionale della presidenza. «Da solo non posso nulla», disse il giorno della vittoria elettorale. Vuole circondarsi di uomini (e donne) fidati - si sa, la materia è assai delicata - a costo di essere accusato dall’opinione pubblica di applicare il cosiddetto “metodo Circolo”. Quello del capo dello staff della Figc è un incarico nuovo che da settembre verrà affidato a Luca Bergamini, l’ex presidente del Futsal, avvocato che conosce in modo approfondito la macchina federale, attualmente legato al consiglio d’amministrazione del Bologna FC di Saputo, e che ha un rapporto di conoscenza antico con l’attuale numero uno di Via Allegri, avendo vinto con lui anche tre scudetti di calcio a 5 (Luca parava, Giovanni attaccava) nella Roma RCB dal 1988 al 1991.
Il ruolo
Bergamini non entrerà nelle questioni tecniche e calcistiche in senso stretto. Quel settore, non senza complicazioni e turbolenze, è già stato ristrutturato con Ranieri a presiedere il Club Italia, con Mancini nel ruolo di ct, con Viscidi che continuerà a coordinare le nazionali giovanili e con Zola che ne guiderà i progetti di sviluppo. E poi con Diana Bianchedi, una dirigente che Malagò non mollerà tanto facilmente anche dopo l’alzata di scudi del Coni sui rischi di «opportunità, inconferibilità e incompatibilità» in merito all’incarico di capo delegazione della Nazionale.
Caso Bianchedi
La valanga di critiche piovute dopo la fuga di Maldini e Leonardo e in seguito al caso Pirlo devono aver convinto il presidente a non incorrere più nel rischio delle marce indietro. A costo di andare allo scontro legale con Palazzo H, il suo vecchio regno, Malagò su Bianchedi non indietreggerà. Dopotutto, dai suoi uffici restano convinti che non esiste alcuna incompatibilità (nello statuto si parla in modo generico di «situazione di permanente conflitto di interessi»), fattispecie confermata dagli schieramenti attuali e passati in seno all’esecutivo del Coni, dove ogni membro ha comunque funzioni, anche politiche, nelle federazioni. Giusto per citare un esempio: l’altro vicepresidente, Di Paola, guida gli sport equestri ed è solo l’ultimo di un lungo elenco. Sul tema dell’opportunità, inoltre, c’è chi fa notare come questa non sia una categoria giuridica e che la mansione del vicario, quella di Bianchedi, non è inquadrabile come un organo. Eppure dal Comitato Olimpico continuano a chiedersi se sia opportuno che una carica tanto apicale abbia un altro ruolo così specifico. Bianchedi dovrebbe continuare a fare le veci di Buonfiglio per l’intero sport italiano mentre nel concreto dovrebbe anche «trasferire allo staff e ai calciatori e far rispettare loro le norme di comportamento, il rispetto dei principi e dei valori» (questo fa il capo delegazione). Buonfigio, dal canto suo, pare sia già pronto a sfiduciarla a prescindere da come finirà questa situazione.
Unisciti alla Community
Accedi o registrati per dire la tua sugli argomenti che più ti interessano e vivere tutti i servizi di Corriere dello Sport–STADIO". Completa il tuo profilo per essere sempre aggiornato su notizie, eventi, offerte e tutto ciò che fa vibrare il mondo dello sport.
ACCEDI
oppure
o entra con DISQUS

