Giallo Maradona, tutti i misteri sulla sua morte

La crisi d’astinenza, il colpo alla testa una settimana prima del decesso, una condizione di semi-prigionia. «Lo hanno lasciato morire da solo»
Giallo Maradona, tutti i misteri sulla sua morte© EPA
Massimo Basile

NEW YORK - L’uomo chiamato Dio avrebbe vissuto le ultime ore della sua vita in una solitudine profana, recluso nell’appartamento del barrio San Andrés, isolato da parenti e amici, prigioniero dell’angoscia, in astinenza di alcol e sonniferi, il battito cardiaco accelerato, senza che nessuno si prendesse cura di lui. Dai cieli dell’Azteca e del San Paolo alla penombra di una camera inviolabile di una casa prigione a trenta chilometri da Buenos Aires. Diego Armando Maradona, morto mercoledì a 60 anni per un infarto acuto, non avrebbe ottenuto niente di ciò che chiedeva. Qualcuno dice che la sua morte poteva essere evitata. Uno dei più forti calciatori di sempre, una settimana prima della scomparsa, sarebbe caduto, battendo la testa, ma nessuno lo aveva portato all’ospedale. Lo ha raccontato l’avvocato di Gisela Madrid, l’infermiera personale. «Non era in grado di decidere niente - ha detto Rodolfo Boqué - dopo la caduta è rimasto da solo tre giorni nella sua stanza, senza essere visto da nessuno e senza essere aiutato». «E’ arrivato ad avere 105 pulsazioni al minuto - ha aggiunto - e il giorno prima di morire ne aveva 109, quando è noto che un malato di cuore non può avere più di 80 pulsazioni».

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L’infermiera Gisela è quella che aveva dato una versione dei fatti, poi ritrattata. Pochi giorni prima era stata licenziata, ma da chi? Dal dio del calcio ridotto a paziente recluso? O dall’entourage che aveva alzato un muro attorno al Pibe, tenendolo lontano dagli stessi familiari? Come in un film di Alex de la Iglesia, attorno a una morte apparentemente normale spuntano personaggi enigmatici in combutta tra loro: l’avvocato, il medico, la psichiatra. E particolari che non collimano: perché mercoledì hanno chiamato il medico personale e non l’ambulanza? Perché il dottore ha chiesto i soccorsi con voce calma, senza dire che il paziente era Maradona? La procura ha aperto un fascicolo per “omicidio colposo”. Di queste parti in commedia, Matias Morla è l’avvocato: seguiva Diego ovunque, tranne quel mercoledì mattina. E’ stato il primo a parlare di ritardi gravi nell’assistenza, di «idiozia criminale», ma c’è chi giura che lui fosse uno di quelli che aveva alzato il muro attorno al vecchio campione. «Era impossibile raggiungerlo - racconta Jorge Marinelli, giornalista e conduttore di Radio Rivadavia di Buenos Aires - Diego non è stato abbandonato dal suo entourage, ma si contornava ultimamente di gente che gli stava sempre addosso. Neanche i vecchi compagni hanno potuto parlargli». [...]

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