
Processo morte Maradona, la guardia del corpo: "Era gonfio e voleva solo uscire". Nuove accuse al medico Luque
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Nuove testimonianze riaccendono il processo per la morte di Diego Armando Maradona. Nell'aula del Tribunale di San Isidro ha deposto Aníbal Martín Domínguez, storico membro del servizio di sicurezza dell'ex fuoriclasse argentino, che ha raccontato gli ultimi giorni di vita del Pibe de Oro nella casa di Tigre, dove era stato trasferito dopo l'intervento per un ematoma subdurale. Le sue parole aggiungono nuovi dettagli sullo stato di salute di Maradona e sul rapporto con il neurochirurgo Leopoldo Luque, tra i principali imputati.
"Diego era gonfio e non stava bene", la testimonianza della guardia del corpo
Aníbal Martín Domínguez, soprannominato Chori, ha raccontato di aver lavorato accanto a Maradona dal 2016 e di aver condiviso con lui gli ultimi giorni trascorsi nella villetta del quartiere San Andrés, a Benavídez. Davanti ai giudici ha descritto un quadro preoccupante. "Le poche volte che lo vedevo era gonfio, come se avesse una forte ritenzione idrica", ha dichiarato, spiegando di aver notato il problema più volte e di averlo segnalato direttamente al neurochirurgo Leopoldo Luque, che considerava il medico responsabile delle cure dell'ex campione. A detta del testimone, le condizioni di Maradona peggioravano giorno dopo giorno. "Non stava bene, non era il Diego che conoscevo", ha riferito, ricordando anche che l'ex numero 10 trascorreva gran parte del tempo chiuso nella sua stanza, usciva raramente e appariva spesso irritabile. Nel corso dell'udienza sono state inoltre mostrate alcune conversazioni tra Domínguez e Luque, nelle quali la guardia del corpo avvertiva il medico della comparsa di gonfiore al volto e all'addome dell'ex calciatore. Luque, sempre secondo la testimonianza, avrebbe attribuito quei sintomi alle conseguenze dell'intervento chirurgico.
Il viaggio in furgone cinque giorni prima della morte
Uno degli elementi più inattesi emersi durante il processo riguarda una breve uscita di Maradona dalla casa in cui era ricoverato. Domínguez ha raccontato che il 20 novembre 2020, cinque giorni prima della morte del campione, Maradona gli avrebbe chiesto improvvisamente di uscire. "Mi disse: "Chori, andiamo"", ha ricordato il testimone. I due, insieme al nipote Jonathan Espósito, salirono su un furgone Hyundai H1 e fecero un breve giro della durata di circa trenta minuti. "Non avevamo una meta precisa. Diego voleva soltanto uscire di casa", ha spiegato. Alla domanda del tribunale su chi avrebbe assunto eventuali responsabilità nel caso fosse accaduto qualcosa durante quella passeggiata, la risposta della guardia del corpo è stata significativa: "Nessuno diceva mai di no a Diego. Se non lo avessi accompagnato in macchina sarebbe uscito a piedi o avrebbe reagito con aggressività". Per la testimonianza, quell'uscita non risulterebbe nei registri sanitari compilati dal personale infermieristico, un dettaglio che ha alimentato ulteriori interrogativi nel corso del dibattimento.
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