Tudor firma fino al 2027 con la Juventus: le 5 mosse che hanno portato al rinnovo

Dai risultati al rapporto con la proprietà fino alla fiducia dello spogliatoio: così il croato ha preso quota dopo i sondaggi per Conte e Gasperini
Giorgio Marota

A Spalato amano ripetere che "la mattina è più saggia della sera". Sarà per questo motivo che Igor Tudor, dopo lo sfogo nella notte di Venezia, si è risvegliato il giorno dopo con la sensazione di dover rimediare per non perdere per sempre la Juve. "Non sarebbe giusto andare al Mondiale senza un futuro", aveva tuonato, infastidito dalle parole di Giuntoli su quelle famose decisioni da prendere dopo la rassegna iridata. Resosi conto del caos mediatico generato da quello sfogo, la mattina successiva ha chiesto al suo agente di rettifi care: "Rispetterà l’impegno - la precisazione - era teso". Dopo un po’, lo ha chiamato Elkann. Il contenuto della telefonata è riassumibile in un concetto: “Igor, noi crediamo in te”. A quel punto, l’allenatore deve aver intuito che alla Continassa fosse in corso una rivoluzione e che restando al coperto poteva cogliere la sua occasione. Così si è chiuso nel silenzio, tappandosi gli occhi per non leggere i nomi dei suoi possibili successori sui giornali. Aspettando, ha ottenuto il massimo: la permanenza per tutta la stagione e un contratto nuovo di zecca fino al 2027, con opzione fino al 2028 a favore del club e ingaggio da 2,5 milioni netti, raddoppiato rispetto a quello che avrebbe avuto se avesse cominciato la stagione a scadenza. Sparisce la clausola di separazione esercitabile dalla società. Oggi la firma, domani la partenza per il Mondiale. "Andremo lì per vincere - ha detto in un’intervista ai canali Fifa - la Juve è speciale, sono nel posto giusto". Nell’occasione, ha celebrato Yildiz: "Fa la differenza, è un mix tra numero 10 e 9, vede la porta e ti fa giocare bene. È un giocatore raro e dobbiamo tenercelo stretto". La simbiosi con la squadra è stata una delle cinque chiavi per la sua permanenza. 

Il ruolo decisivo di Locatelli e della squadra

Il futuro di Tudor lo hanno scritto anche i suoi calciatori. A tutti loro ha parlato in modo chiaro, fin dall'inizio responsabilizzandoli: oltre ad avviare dei colloqui individuali, il tecnico ha organizzato subito una cena di squadra, nella quale ha parlato della necessità; di uscire insieme dalla crisi. Ai ragazzi ha adato in un certo modo il suo destino: "Se volete che io resti - il senso dell'appello - aiutatemi a farlo tramite le vostre prestazioni". Così è scoccata la scintilla. "È una persona fantastica e mi aiuta molto come allenatore. Siamo felici con lui", aveva detto Yildiz prima che il dg Comolli blindasse pubblicamente l'allenatore e quest'ultimo, proprio ieri, lodasse il talento del turco. C'è un retroscena: per voce di capitan Locatelli, nei giorni dei rumors su Conte e Gasp, la squadra avrebbe fatto arrivare alla dirigenza un'opinione più che positiva sul croato, chiedendone indirettamente la conferma


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La sinergia sul mercato: solo colpi mirati

Tudor non ha mai preteso la luna: anche questo atteggiamento è piaciuto molto alla dirigenza. Dimenticate i voli pindarici di Motta, i nove calciatori finiti ai margini del progetto l'estate scorsa senza la certezza di poterli piazzare, i 200 milioni spesi per stravolgere la rosa e adattarla alle esigenze tattiche di Thiago. Igor ha suggerito solo due esterni per far decollare il 3-4-2-1 - uno è certamente Dodo, che ha messo in stand by il rinnovo con la Fiorentina - e ha già dimostrato di sapersi accontentare, lavorando al meglio con il materiale a disposizione. L'acquisto di un centravanti in sostituzione di Vlahovic, che ha il contratto in scadenza nel 2026, non è; una richiesta dell'allenatore: è un'operazione che la Signora aveva già programmato con Giuntoli. Tudor, tra l'altro, non si opporrebbe a eventuali cessioni dolorose, purché siano funzionali a rinforzare la squadra con innesti funzionali al progetto.


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Dna bianconero e stima dei tifosi: scelta popolare

"Qui non c'è tempo, bisogna crescere in fretta e cercare di vincere". Quando Tudor a marzo si è presentato con questo manifesto, citando Lippi e Del Piero, ha restituito alla Juventus il suo credo: "qui il successo non è importante, è l'unica cosa che conta". Lo chiamano Dna bianconero, o juventinità. Igor ha subito ricordato da dove viene - la generazione d'oro di fine anni Novanta - e anche quale direzione avrebbe voluto prendere da allenatore. Una deviazione brusca rispetto al "vincere non è un'ossessione" di Motta; parole che, pur se corrette in corsa, sono rimaste scolpite nella pietra. Sul filone nostalgico e ambizioso avviato da Tudor si è inserito anche il nuovo dg Comolli, che nelle sue prime parole pubbliche ha rivendicato i valori bianconeri. Alla Continassa, confermando Tudor, avranno pensato che non ci fosse niente di meglio di un tecnico che, secondo i tifosi, li incarna nella loro essenza. 


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Per Elkann è un pupillo. Lo ha scelto lui

Chi ha davvero scelto Tudor? La domanda oggi ha finalmente una risposta. Ad avviare il primo contatto era stato Giuntoli, ma l'ex dt aveva anche avviato una trattativa con Mancini, fino a considerare quest'ultima come l'opzione prioritaria. A puntare su Igor è stata la proprietà, cioé Elkann che messo di fronte al doppio scenario ha scelto di adare una squadra in caduta libera al polso fermo del croato, apprezzando inoltre la sua decisione di puntare su un progetto a scadenza senza la certezza di continuare. Tra Elkann e Tudor il rapporto è stato subito molto stretto e i risultati lo hanno rinsaldato, come conferma la serenità registrata mercoledì alla Continassa, dove l'ad di Exor mancava da 6 mesi. La Juve aveva già aveva avuto modo di apprezzare la fedeltà di Tudor: nel 2020, quando lasciò l'Hajduk per raggiungere Pirlo in bianconero e fargli da vice, Igor pagò 150 mila euro di tasca propria per liberarsi. Certe cose non si dimenticano.


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La media punti e il basso profilo in mezzo al caos

La conferma meritata sul campo. Tudor non avrà forse ancora lo standing del tecnico internazionale e la sua bacheca è ancora vuota, eppure sulla panchina della Juve si è incollato grazie alla forza dei risultati. Nelle nove partite al timone, il croato ha conqusitato 18 punti, due di media a gara come nella precedente esperienza alla Lazio. Aveva viaggiato con una velocità di crociera simile anche al Marsiglia e al Verona, le precedenti avventure. Nonostante ciò appena finito il campionato si è scatenato il totoallenatori in casa Juve: prima l'assalto a Conte, poi il no di Gasperini dopo la decisione di Antonio di restare al Napoli e quella di Gian Piero di sposare la Roma. Per lui non dev'essere stato facile apprendere dai media, ogni giorno, le indiscrezioni sui sondaggi dei suoi dirigenti. Anzichè alzare la voce, ha preferito mantenere un basso profilo. Che, alla lunga, ha pagato con gli interessi.


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A Spalato amano ripetere che "la mattina è più saggia della sera". Sarà per questo motivo che Igor Tudor, dopo lo sfogo nella notte di Venezia, si è risvegliato il giorno dopo con la sensazione di dover rimediare per non perdere per sempre la Juve. "Non sarebbe giusto andare al Mondiale senza un futuro", aveva tuonato, infastidito dalle parole di Giuntoli su quelle famose decisioni da prendere dopo la rassegna iridata. Resosi conto del caos mediatico generato da quello sfogo, la mattina successiva ha chiesto al suo agente di rettifi care: "Rispetterà l’impegno - la precisazione - era teso". Dopo un po’, lo ha chiamato Elkann. Il contenuto della telefonata è riassumibile in un concetto: “Igor, noi crediamo in te”. A quel punto, l’allenatore deve aver intuito che alla Continassa fosse in corso una rivoluzione e che restando al coperto poteva cogliere la sua occasione. Così si è chiuso nel silenzio, tappandosi gli occhi per non leggere i nomi dei suoi possibili successori sui giornali. Aspettando, ha ottenuto il massimo: la permanenza per tutta la stagione e un contratto nuovo di zecca fino al 2027, con opzione fino al 2028 a favore del club e ingaggio da 2,5 milioni netti, raddoppiato rispetto a quello che avrebbe avuto se avesse cominciato la stagione a scadenza. Sparisce la clausola di separazione esercitabile dalla società. Oggi la firma, domani la partenza per il Mondiale. "Andremo lì per vincere - ha detto in un’intervista ai canali Fifa - la Juve è speciale, sono nel posto giusto". Nell’occasione, ha celebrato Yildiz: "Fa la differenza, è un mix tra numero 10 e 9, vede la porta e ti fa giocare bene. È un giocatore raro e dobbiamo tenercelo stretto". La simbiosi con la squadra è stata una delle cinque chiavi per la sua permanenza. 

Il ruolo decisivo di Locatelli e della squadra

Il futuro di Tudor lo hanno scritto anche i suoi calciatori. A tutti loro ha parlato in modo chiaro, fin dall'inizio responsabilizzandoli: oltre ad avviare dei colloqui individuali, il tecnico ha organizzato subito una cena di squadra, nella quale ha parlato della necessità; di uscire insieme dalla crisi. Ai ragazzi ha adato in un certo modo il suo destino: "Se volete che io resti - il senso dell'appello - aiutatemi a farlo tramite le vostre prestazioni". Così è scoccata la scintilla. "È una persona fantastica e mi aiuta molto come allenatore. Siamo felici con lui", aveva detto Yildiz prima che il dg Comolli blindasse pubblicamente l'allenatore e quest'ultimo, proprio ieri, lodasse il talento del turco. C'è un retroscena: per voce di capitan Locatelli, nei giorni dei rumors su Conte e Gasp, la squadra avrebbe fatto arrivare alla dirigenza un'opinione più che positiva sul croato, chiedendone indirettamente la conferma


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