Zoff esclusivo: "Juve, non snaturarti. Vincere è nel tuo Dna"
A Dino Zoff, voce del verbo leggenda, questo Mondiale non fa impazzire. Lui ha vinto quello vero, e proprio non ce la fa a raccontarsi un’altra verità: «Non mi sembra un granché», la sua sintesi impregnata del solito realismo friulano. Eppure Super Dino, l’unico italiano ad aver vinto sia la coppa del mondo sia l’Europeo con la nostra Nazionale, un occhio sull’amata Juve lo posa sempre. Non fosse altro che per augurarsi un futuro migliore del recente passato: «È ora che a Torino si torni a parlare di obiettivi ambiziosi e non di quarto posto. La storia non la puoi mica cambiare così, dall’oggi al domani».
Zoff, anche lei quindi non è tra i fan del torneo di Infantino?
«Mah, che dire. Vedo che ci tengono soprattutto le brasiliane. Le europee sono cotte dopo una stagione massacrante. La passerella americana sarà sicuramente remunerativa, però io sono figlio di un altro calcio».
La Juventus di Tudor le sta piacendo?
«Diciamo che l’ultima con il City non è stata molto incoraggiante».
E le altre?
«Avevo rivisto una certa solidità, una scorza dura da Juve. Tudor mi piace, è entrato in corsa e ha aggiustato quello che doveva aggiustare. Ho sentito dire che cercavano altri allenatori, non ne comprendevo il motivo. Gli avevano chiesto di arrivare quarto e lui ci è arrivato, la squadra rema dalla sua parte, i tifosi gli vogliono bene. Fanno bene a tenerlo».
Si è spiegato cosa non è andato con Motta?
«Regnava un po’ di confusione. Quando l’allenatore cambia così tanto la formazione c’è qualcosa che non va».
Il portiere era titolare fisso, però.
«Di Gregorio hanno fatto di tutto per prenderlo. Ora sta uscendo fuori in modo importante, se lo merita».
Domani c’è Juve-Real. Su chi punta?
«Sui calciatori di talento. Queste sono le partite in cui i campioni come Yildiz devono accendersi».
A proposito di portieri: il migliore al mondo oggi chi è?
«Ve lo dico dopo i Mondiali, il migliore lo vedi lì».
E Donnarumma?
«Ha vinto l’Europeo, ha vinto la Champions e i numeri dicono che uno più bravo di lui non c’è. Però ripeto: la consacrazione nel nostro ruolo passa da lì».
Spagna ‘82, le sue parate, Paolo Rossi, Bearzot. Ci vorrebbe un po’ di quello spirito per curare una Nazionale ferita.
«Magari bastasse solo quello, il calcio non sarebbe uno sport, ma una preghiera. La verità è che ci vogliono i calciatori forti».
Non ne abbiamo?
«Ne abbiamo pochi. E il campionato non aiuta i selezionatori visto che in Serie A ci sono sempre più stranieri».
Non creiamo più talenti o non gli diamo le opportunità per emergere?
«I talenti non si formano, i talenti nascono».
E perché non nascono più?
«Per una serie di fattori. I giovani possono scegliere tra molti più sport, i genitori sono opprimenti, le scuole calcio deprimono la tecnica a favore della tattica e non si gioca più per strada. E poi facciamo meno figli. Nel ‘60-’70 il mio Friuli dava 12 calciatori alla Serie A, ora credo 2-3».
Gattuso ct cosa potrà dare?
«Equilibrio. In Norvegia siamo andati a fare il Barcellona... e loro hanno fatto l’Italia: tre contropiedi, tre gol. L’importante è che si ritrovi un po’ d’ambizione».
La Juve ne ha?
«Deve averne. Quando sento parlare di obiettivo quarto posto mi vengono i brividi. Fa strano, capisco che sono stati anni duri, però non si può snaturare il Dna di un club. E quello della Juve parla di vittorie. Alla Juve non si gioca per partecipare».
Come si costruisce un gruppo vincente?
«Dalla società. La dirigenza deve essere più forte rispetto al recente passato».
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