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Mondiali 2014 Italia, Abete difende Tavecchio: «Figc non è una S.p.a.»

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L'ex presidente senza citare mai Andrea Agnelli e Barbara Berlusconi, dice la sua sul caso dell'elezione del prossimo presidente federale: «Ho sentito tanti interventi anche di persone con cognomi illustri. La nostra è un'associazione, non una società»

 

martedì 15 luglio 2014 18:56

ROMA - "Ho sentito tanti interventi anche di persone con cognomi illustri. Capisco che la logica dal basso appartiene più a certe persone rispetto ad altre che hanno invece quella delle nomine e della titolarità date dalle società per azioni, ma io la vedo diversamente. La nostra è un'associazione, non una società". Il presidente dimissionario della Figc, Giancarlo Abete, risponde così ad Andrea Agnelli e Barbara Berlusconi che si erano espressi nei giorni scorsi negativamente sulla possibile candidatura di Carlo Tavecchio.

LE PAROLE DI TOMMASI - "C'è tempo fino al 27 luglio", ribadisce il numero uno Aic, a margine del Consiglio Nazionale del Coni, dopo che in mattinata aveva incontrato per due ore Tavecchio impegnato in un giro di consultazioni sulla sua candidatura. "Bisogna capire quali persone formalizzeranno le candidature o si metteranno a disposizione formalmente, posto che le candidature si possono ritirare anche il giorno stesso". Una partita aperta per la Figc? "Sì, ci sono le assemblee e bisogna capire cosa vuole fare la Lega di A che ha se non un peso numerico un peso specifico particolare e secondo me deve dare anche indicazioni - aggiunge Tommasi -. Il presidente è debole senza l'appoggio di tutta la Lega di A? Non possiamo risolvere noi problemi interni della Lega, deve essere un'assunzione di responsabilità che hanno già avuto nell'accordo per i diritti tv per dare stabilità al sistema. Per trovare una linea politica condivisa c'è da lavorare ma c'è anche tempo". Proprio oggi ha incontrato il candidato in pectore, Carlo Tavecchio, presidente della Lega Dilettanti. "È andata abbastanza bene - rileva il capo del sindacato calciatori -. Non siamo entrati nello specifico, abbiamo fatto una chiacchierata per capire, al di là della mediaticità della cosa, quali sono le nostre posizioni sul discorso federazione e capire quali sono i punti difficili da affrontare per noi e le soluzioni che si possono trovare, auspicabilmente condivise". Punti in comune? "Sono tanti - conclude Tommasi -, facciamo parte del consiglio federale in essere. Il punto in comune è volere un presidente, è già un passo avanti".

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