Iran, i diritti, le donne e l’autogol di Queiroz

Nervi scoperti in conferenza stampa, battibecco del ct della nazionale con un inviato inglese
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Francesca Fanelli
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È come un nervo scoperto. Di più. Agli occhi del mondo la Coppa in Qatar rischia di trasformarsi in un gioco al massacro. Le parole vengono analizzate, radiografate, passate negli scanner delle culture diverse, occidentali, aperte e viceversa. Le cronache attuali dall’Iran sono di un Paese in movimento attraversato da ferite, morti e da gente stanca che manifesta. A questo contorno sociale si aggiunge un Mondiale che più criticato non si può: da chi ci va e lo giocherà, da chi come noi non si è qualificato e lo guarderà dolendosi quotidianamente almeno fino alla finale, da chi andrà in campo sperando di poter dire e fare qualcosa. Queiroz è il ct dell’Iran che giocherà il Mondiale e che alcuni - forse molti - non avrebbero voluto vedere lì per il mancato rispetto nel Paese che gli dà lavoro dei diritti delle donne. Mahsa, Asra, Hadis, ragazze a cui hanno negato la base, la vita. Da settembre l’Iran è scosso dalle proteste anti-regime nella più grande manifestazione di dissenso degli ultimi anni, scatenata dall’indignazione per la morte appunto di Mahsa Amini, donna curda iraniana di 22 anni che era stata arrestata dalla polizia per non aver indossato correttamente il suo hijab. Attorno a tutto questo adesso cade il mondiale di calcio, difficile la convergenza che spesso ha bisogno di una sensibilità che non tutti possiedono. «I giocatori sono liberi di protestare come farebbero se provenissero da qualsiasi altro paese purché sia conforme ai regolamenti della Coppa del Mondo e sia nello spirito del gioco - queste le parole il ct dell’Iran, Carlos Queiroz, nel corso della conferenza stampa a Doha: "Tutti hanno il diritto di esprimersi c’è chi si inginocchia prima di una partita, e chi no, e in Iran è esattamente lo stesso" . Queiroz poi si è reso protagonista di un battibecco con un giornalista inglese che durante la conferenza stampa ha chiesto: "Sta bene a rappresentare un Paese come l’Iran a questa Coppa del Mondo che reprime i diritti delle donne?". La replica del tecnico portoghese tutta un programma. "Quanto mi paghi per rispondere a questa domanda?… Non mettermi in bocca parole che non ho detto. Penso che dovresti iniziare a pensare anche a quello che è successo con gli immigrati in Inghilterra". Tra i convocati di Queiroz c’è anche Sardar Azmoun che ha pubblicamente sostenuto le proteste antigovernative. Secondo Iranwire, una testata giornalistica dell’opposizione, Queiroz era stato messo sotto pressione dal ministero dello sport iraniano per lasciare Azmoun fuori dalla squadra del Qatar. Manifestare dissenso - dicono - non sarà facile, non solo per le regole Fifa che prevedono multe. Il governo Usa, attraverso la sua ambasciata a Doha, ha messo sull’avviso i tifosi americani che viaggiano in Qatar: qui non vale il primo emendamento della Costituzione, attenti dunque a proteste, professione di ateismo, critiche al governo o all’Islam, a coprirsi spalle, seno e ginocchia, all’alcol, a incontri sessuali occasionali - il sesso extraconiugale è reato - ma lo scenario non ha impedito all’Us men soccer team di cambiare il proprio logo sostituendo le strisce bianco rosse e blu con quelle della bandiera arcobaleno: simbolo mondiale della lotta Lgbtq+. Sventolerà a bordo del campo di allenamento americano a Doha.

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