Mondiali e Infantino, l’arma di distrazione di massa

Mondiali e Infantino, l’arma di distrazione di massa© Getty Images
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Ivan Zazzaroni
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Il Mondiale parte e Infantino resta. Ieri il Sultano della Fifa si è esibito nella prima conferenza stampa inconferente della storia del calcio. «Ho sentimenti molto forti» ci ha subito commosso. «Oggi mi sento qatariota, mi sento arabo, mi sento africano, mi sento gay, mi sento disabile, mi sento un lavoratore migrante». Quanta presunzione: sei soltanto il presidente di questa Fifa, Gianni. Fatto un sospirone, ha ricordato di essere stato vittima di bullismo quando bambino, in Svizzera, aveva i capelli rossi (e allora cosa dovrebbe dire Pippi Calzelunghe nella fredda Svezia ?), di essere europeo e che «prima di dare lezioni morali, gli europei dovrebbero chiedere scusa per i prossimi 3 m ila anni per quello che hanno fatto in giro per il mondo negli ultimi 3 mila anni». «Se volete criticare qualcuno, venite da me», la minaccia. Tranquillo: da tempo si è attivata la giustizia svizzera. «Non criticate il Qatar, non criticate i calciatori, non criticate nessuno. Criticate la Fifa, criticate me, se volete. Perché io sono responsabile di tutto».  

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Sempre secondo Infantino, che pochi giorni fa si era augurato la sospensione per un mese della guerra in Ucraina (roba che neanche Miss Cinema Tuscia alle selezioni di Miss Italia), quella che comincia oggi «sarà la miglior Coppa del Mondo di sempre». La prima volta che ho sentito una fregnaccia del genere da parte di un presidente della Fifa avevo vent’anni e i Mondiali si svolgevano nell’Argentina dei generali e dei desaparecidos: 30 mila persone scomparse tra il ’76 e l’83.  

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Riarrotolata un’infinita serie di code di paglia, ecco salire alla ribalta il capo ufficio stampa della Fifa Bryan Swanson, ex Sky Sports News, il quale ha rivelato di essere gay. Per la serie, non sono omofobo, ho tanti amici gay . Swanson avrebbe fatto miglior figura se avesse censurato pubblicamente l’ambasciatore dei Mondiali in Qatar Khalid Salman, quello che… «l’omosessualità è un disturbo mentale».  

Fine della premessa: tanto non cambia nulla né di là, né tantomeno di qua. Oggi seguirò Qatar-Ecuador: grande è la curiosità di vedere all’opera una nazionale in ritiro da maggio e risultato di un progetto avviato cinque anni fa. Le partite le guarderò tutte, naturalmente, senza sentirmi in colpa. Dopo tanti discutibili Mondiali, tra Argentina, Messico, Giappone e Corea, Stati Uniti e Sudafrica, in Cile non c’ero, ho parzialmente e saurito le riserve di indignazione: mi restano le scorte per le faccende nostrane.  A Messi e Ronaldo, Foden e De Bruyne, Ziyech e Neymar, Mbappé, Son e Pedri , Paolino e Di Maria, chiedo soltanto qualche ora di divertimento a naso turato. La solita distrazione mondiale. Per chi tiferò? Tifo solo Italia. Che stasera se la gioca con l’Austria per la coppa del nonno. Passerà anche questa e saremo ancora qui, pronti a indignarci a frittata servita.

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