C'è Trump in sala Var: ora per ora, il giorno che ha sconvolto il mondo del calcio

Cronaca di 24 ore surreali per il caso Balogun
Chiara Zucchelli

Pubblicato il 07.07.2026, 08:34

Alle 2 di questa notte gli Stati Uniti sono scesi in campo contro il Belgio a Seattle, città del grunge e di Grey’s Anatomy, potendo disporre per magia di Folarin Balogun, graziato con la condizionale dopo il rosso rimediato contro la Bosnia per un fallo, evidente, su Muharemovic. Peggio di Trump che telefona a Infantino (e ammette tronfio di averlo fatto) ci sarebbe stato solo uno scenario: che questa notte, appunto, Balogun avesse giocato, segnato e deciso la partita regalando la qualificazione ai quarti. Ma non è andata così: ha giocato - male -, non ha segnato e gli Usa sono fuori dal Mondiale. Dopo la prima reazione a caldo del Belgio, si è mossa anche la Uefa. Mentre Trump è tornato sull’argomento spiegando al mondo intero che quello non era fallo. E che lui lo ha fatto notare soprattutto «in virtù del fatto che sono un ex atleta. Ma non conoscevo il significato del cartellino rosso». Non è solo un uomo di pace, ma anche un uomo di campo. Ecco la ricostruzione delle ore che hanno preceduto il match.

ORE 8.40.

Laconico Jurgen Klopp: «Siamo alla follia. Non sanno nulla di calcio e non dovrebbero averci niente a che fare».

ORE 8.46.

«I cartellini rossi non vengono ribaltati dalle telefonate politiche ma dalle regole, dalle prove e dagli organismi indipendenti», scrive su X l'ex presidente Joseph Blatter. «Quo vadis, Fifa?».

ORE 9.44.

Il presidente Figc, Giovanni Malagò: «Strana storia, mi è sembrata un'assurdità. Meno male che l'articolo 27 non è replicabile nei campionati nazionali altrimenti sarebbe l'Armageddon. È una decisione che ha un evidente sapore politico, un precedente pericolosissimo, spero se ne rendano conto. - ha concluso a Rai Radio1 -. Io sono un fautore di questo Mondiale con stadi pieni e tanto entusiasmo, ma quando vedi una decisione così perde la meritocrazia che è alla base del calcio».

ORE 11.40.

Uefa durissima: «Oltrepassata la linea rossa. Esprimiamo sconcerto per una decisione senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile. Il calcio, come qualsiasi altro sport, si basa su regole, ma quando la certezza non è più garantita dai suoi custodi, l'integrità del gioco è in pericolo e la credibilità di una competizione viene minata».

ORE 15.

Comunicato della federazione belga: «Dopo aver appreso dai media della decisione della FIFA, abbiamo inviato una lettera richiedendo una spiegazione. Come unica risposta, ci è stata inviata una lettera in cui si considerava tale corrispondenza come un ricorso. Siamo profondamente preoccupati».

ORE 16.

Interviene Trump alla Casa Bianca: «Ho visto l’azione. Sono una persona che ama lo sport, sono stato un buon atleta e ne capisco. E quello non era fallo. L'arbitro (il brasiliano Raphael Claus, ndr) è un po’ sospetto. Io non sapevo neanche cosa significasse un rosso. Non pensavo volesse dire molto. Poi ho capito che sarebbe stato squalificato per una partita e ho chiesto una revisione alla FIFA. Ho parlato con un uomo molto rispettato (Infantino, ndr), ma non gli ho detto cosa fare e non ha deciso lui. Come vi sentireste se togliessimo Messi, Kane o Ronaldo per uno scontro di gioco? Ora sono molto contento».

ORE 17.55.

Gianni Infantino, presidente della FIFA: «Sì, discuto regolarmente con Trump così come ricevo tante chiamate. Gli ho spiegato che era in corso un procedimento disciplinare, valutato dagli organi competenti. La loro indipendenza è essenziale per la credibilità e l'integrità del calcio e deve essere sempre rispettata. Leggo le decisioni quando vengono pubblicate. A volte ne sono sorpreso, a volte le condivido, a volte no».

ORE 19.

La FIFA respinge il ricorso del Belgio giudicandolo «inammissibile».

ORE 2.

 A Seattle si gioca. Il Belgio stravince, per gli Usa Mondiale finito.