"Usa e calcio? Non durerà": parla il montatore di 'Fuga per la vittoria'

Roberto Silvi: "Negli Stati Uniti non capiscono le sfumature del gioco"

Non c’è riuscito Pelé, non c’è riuscito Sylvester Stallone (80 anni ieri, tanti auguri), chissà se ci riuscirà Infantino a contagiare gli Stati Uniti con la febbre del calcio. Ma quando gli Usa hanno una questione irrisolta, Hollywood di solito risponde sempre. «Un film sul calcio sarebbe una bella idea: una squadra a cui nessuno dà due lire, con le vicende dei giocatori, degli allenatori, dei tifosi». Parola di Danny Huston, figlio di quel leggendario John che, tra le altre cose, fu regista di Fuga per la vittoria. Huston è al momento a Londra, impegnato sul set di The Price of Peace, film - guarda un po’ - ambientato durante la Seconda guerra mondiale: «La bellezza di questo torneo - ha detto all’Ansa -, in barba alla retorica patriottica, è che si sta giocando in tre grandi paesi americani e sta celebrando l’America come continente. Vedere questi paesi unirsi e celebrare uno sport di così immensa passione, delusione e frustrazione è poesia. Ci vorrebbe un vincitore underdog per coronare l’epopea».

Roberto Silvi: "Negli Stati Uniti non capiscono le sfumature" 

Di tutt’altro avviso Roberto Silvi, montatore di Fuga per la vittoria, una vita tra l’Italia e Hollywood: «I Mondiali sollevano sempre grandi entusiasmi negli Stati Uniti perché sono un grande spettacolo. Fanno tifo ma non capiscono le sfumature, non crescono amando la squadra della loro città. Quando gioca la nazionale, guardano se il pallone va dentro la rete e sono contenti. Ma questo sport, noi lo sappiamo, è molto di più». E ancora: «A John Fuga per la vittoria è capitato ma a lui interessava la storia attorno a quella partita, la lotta per la libertà contro i nazisti. Era un episodio vero, a cui ovviamente Hollywood cambiò il finale. Ero diventato amico di Pelè, di Bobby Moore. Una delle esperienze più belle della mia carriera».