Ferran Torres oltre il gossip: aveva ragione lui, il tatuaggio di Peter Pan e la profezia di giugno
Alla fine ha avuto ragione lui. Di Ferran Torres si è detto e scritto tanto in questi anni. Non importava che fosse campione d'Europa sia come prima squadra che come Under 17 e Under 19. Non importava che giocasse nel Barcellona o nel City e vincesse coppe e campionati. Per tanti era solo l'ex fidanzato di Sira Martinez, figlia di Luis Enrique, oppure l'attuale compagno di un'influencer di nome Martina Hunter. Invece Ferran Torres era, ed è, un gran bel giocatore che stasera, nel caldo torrido di New York, ha regalato alla Spagna il secondo Mondiale della sua storia. La ciliegina sulla torta per lui che a giugno ha pubblicato su Instagram il tatuaggio a cui è più legato. È dedicato a sua sorella Arantxa e raffigura Peter Pan, accompagnato dalla frase "No matter where" (Non importa dove) e dalla data di nascita della sorella stessa (23 maggio 1994). Un messaggio chiaro, per tutti e forse anche per se stesso, che oggi ha deciso di non pubblicare nulla, se non una foto dei suoi due cani con la maglietta numero 7.
Ferran Torres, lo psicologo e quel gol che ha mandato la Spagna in Paradiso
Al termine di una finale brutta, come brutte sono state tante partite in questo Mondiale, Ferran Torres ha ballato, cantato. Pianto. Come Iniesta nel 2010, anche se la classe non è esattamente la stessa di Don Andrés. Ma non è questo quello che conta. Alla fine resta il nome sul tabellino e chissà se anche di questo Ferran Torres parlerà con il suo psicologo. "L'aiuto di alcuni professionisti mi ha permesso di superare le difficoltà che ho incontrato una volta arrivato al Barcellona. La gente pensa che sia tutto facile, che noi calciatori siamo macchine o robot. E invece subiamo molte pressioni, molte critiche. Tutti hanno un’opinione su di noi, e non è facile affrontare una situazione del genere dal punto di vista mentale", le sue parole a Marca. "Quando sono arrivato al Barça - ha aggiunto - mi sentivo come se fossi caduto in un pozzo senza fondo. Sono arrivato quando la squadra era nona in campionato, c’era grande pressione. Ed ero ossessionato dal gol, volevo fare la differenza in modo individuale, e così tutto è diventato più pesante, più difficile". Poi ha capito che il calcio è uno sport di gruppo e, di conseguenza, ha cambiato approccio. Il gol che ha consegnato il Mondiale alla Spagna è stato il coronamento finale. E allora sì che può volare verso l'isola che non c'è. Come Peter Pan.
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