Ancelotti innamorato del Brasile: "L'obiettivo è vincere il Mondiale 2026. Neymar è sulla strada giusta"

In un’intervista all’Equipe il ct italiano racconta la bellezza di allenare i verdeoro e ricorda Pelé: “Avevo 11 anni…”
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C’è qualcosa che va oltre il semplice rapporto professionale tra Carlo Ancelotti e il Brasile. Il tecnico italiano si è immerso nella cultura calcistica verdeoro e i brasiliani sembrano essersi innamorati di lui. Un’intesa che oggi appare forte, ma che solo il Mondiale 2026 potrà trasformare da infatuazione a legame duraturo. In un’intervista rilasciata a L’Equipe, Ancelotti ha spiegato come sia cambiato il suo approccio. Abituato a costruire gruppi solidi attraverso il lavoro quotidiano, oggi deve adattarsi a ritmi completamente diversi. “È vero che è un po’ diverso e che devo adattarmi a questi nuovi ritmi, ma abbiamo degli strumenti che ci permettono di costruire e mantenere buoni rapporti. È importante avere un contatto costante con i miei giocatori, sapere come stanno, come si sentono, fisicamente e mentalmente. Quindi parlo con loro al telefono o li vedo quando vado a vedere le partite in Brasile o in Europa".

Un nuovo modo di lavoro: Ancelotti spiega tutto

"Il mio lavoro, però, si è evoluto. Ora si tratta molto di più di osservazione e valutazione e di meno tempo trascorso insieme. Forse è meno stressante. Questo non mi impedisce di mantenere l’atmosfera positiva che ho sempre desiderato nelle mie squadre. Qui è facile. Quando entrano a far parte della Seleção, i giocatori sono davvero felici. Indossare la maglia del Brasile è incredibilmente importante per loro. Ad ogni incontro, percepisco la felicità dei giocatori di esserci”.

Ancelotti e la questione Neymar

Tra i temi più delicati c’è quello legato a Neymar, reduce da un infortunio al ginocchio. Ancelotti non chiude le porte al suo ritorno: “È in grado di tornare al 100%. L’ho detto più volte ed è molto chiaro: convocherò i giocatori che sono fisicamente pronti. Dopo l’infortunio al ginocchio di dicembre, Neymar ha fatto un buon ritorno; sta segnando. Deve continuare in questa direzione e migliorare la sua condizione. È sulla strada giusta. Non è il mio obiettivo essere considerato il numero uno. Il mio obiettivo è lavorare e aiutare il Brasile a vincere il Mondiale 2026. È la prima volta che alleno una Nazionale, è la prima volta nella storia che il Brasile sceglie un allenatore straniero, quindi la responsabilità è enorme”.

Il ricordo di Pelé e la fortuna di allenare il Brasile

“I Mondiali del 1970, la finale contro l’Italia. Avevo 11 anni all’epoca ed è lì che ho scoperto questo giocatore davvero speciale: Pelé. Il più grande di tutti i tempi. Mi ha fatto male vedere la mia nazionale italiana perdere così malamente in finale, ma non ho mai provato rancore verso i brasiliani. Anzi, mi piacevano! Come si poteva non apprezzare una squadra del genere? Credo che in quel periodo il mondo intero provasse molta simpatia e ammirazione per il Brasile e la sua nazionale, ma questo sempre. Era vero prima, dopo ed è ancora vero oggi. Il Brasile ha sempre avuto grandi talenti che affascinano i tifosi di tutto il mondo. Ho la sensazione che sia l’unica nazionale che tutti amano. E sono fortunato ad allenarli. Il filo conduttore dei brasiliani è che la maggior parte di loro è religiosa. Sono anche umili e molto talentuosi. Questo è innegabile”.

 


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