Caos Egitto al Mondiale, Salah e compagni bloccati: perché non sono riusciti ad arrivare a Seattle
Il Mondiale del 2026, specialmente per le partite negli Stati Uniti, è già stato caratterizzato da permessi negati e nazionali obbligate a cambiare programmi anche a poche ore di distanza dalle partite. Basti pensare al caso dell'Iran che non ha potuto fissare l proprio quartier generale negli Stati Uniti, obbligati ad andare in Messico e fare i "pendolari" dopo ogni partita. Stesso trattamento riservato stavolta all'Egitto.
Egitto, negato il permesso di soggiornare a Seattle: i dettagli
La squadra di Salah è molto vicina a una storica qualificazione ai sedicesimi del Mondiale. La vittoria contro la Nuova Zelanda in rimonta ha lanciato il cammino dei nordafricani che ora credono alla qualificazione. La partita si è giocata a Vancouver e la delegazione egiziana aveva in programma di viaggiare direttamente dalla città canadese verso Seattle, sede della prossima partita del 27 giugno contro l'Iran, decisiva per il passaggio del turno.
Una strategia in modo da alleggerire lo stress per il viaggio. Ma così non è stato: il ct dell'Egitto Hossam Hassan, attraverso il sito della Federcalcio egiziana, ha fatto sapere che le autorità locali hanno negato alla delegazione di soggiornare a Seattle. Così Salah e compagni sono stati costretti a rientrare nel ritiro di Spokane, a circa 450 chilometri dalla sede della prossima partita.
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