Criticato a Madrid, osannato in Francia: il Mondiale di Mbappé ha numeri assurdi
Ciò che è successo a Boston, il giorno dopo, è ancora più chiaro. La scintilla della Francia, come d'incanto, illumina ogni stadio che incrocia. Come il Brasile degli anni Sessanta, Varenne al trotto, i Chicago Bulls di Michael Jordan, Rafa Nadal sulla terra rossa. Con la grazia di Ayrton Senna, la forza di Cassius Clay (o Muhammad Ali che dir si voglia), l'eleganza di Mikhail Baryshnikov. Sembra tutto troppo bello per essere vero, tanto da chiedersi se è una dimostrazione di potenza oppure se l'avversario si sente soggiogato, ammaliato dal canto delle sirene che porta al naufragio senza avere la possibilità di reagire. Ci ha provato il Paraguay, in maniera chiassosa, a interrompere questa meravigliosa musica che non conosce ragioni per fermarsi: sporchi, brutti e cattivi, i sudamericani. L'esatto contrario del tenero Marocco che, come una barca alla deriva, si è difeso come ha potuto. Senza il tenore Saibari a contrastare il quartetto Blues, si è sentito solamente un flebile lamento per evitare la scena muta. Eppure con l'Olanda, nel sedicesimo di Monterrey, l'urlo si era percepito forte, ripetuto contro il Canada.
Mbappé trascinatore
C'è chi lo dipinge come Presidente. Qualcuno azzarda tinte più fosche, come un dittatore. Al Real Madrid lo criticano e qualcuno lo vorrebbe vedere lontano, verso altri lidi, in Francia tutti lo amano. Probabilmente per le venti reti nelle venti partite giocate ai Mondiali, dal 2018 in poi, con la terza semifinale consecutiva in cassaforte. Goleador anche quando diventa Calimero per un'ora, in una lotta estenuante con un Bono che ne era uscito assoluto vincitore fino al dolcissimo ricciolo sul palo più lontano, impossibile da prendere per chiunque non indossi una mantellina rossa e un costume (non da Carnevale) con una S davanti. Di più, consigliere di Dembelé sul secondo gol, per stessa ammissione dell'attaccante del PSG: «Poco prima Kylian mi aveva detto di restare centrale e che avremmo avuto un'occasione in contropiede. Ha fatto un grande movimento per crearmi spazio. Avevo un po' di libertà e la mia priorità assoluta era semplicemente centrare la porta». Non c'è traccia d'invidia nei confronti di chi ha vinto un Pallone d'Oro e due Champions in due anni, sogno proibito che ha portato Mbappé a salutare Parigi e accettare la proposta di Florentino Perez nel 2024, rimanendo (ancora) all'asciutto. Sembra lontanissima la conferenza stampa dell'esordio contro il Senegal, quando Deschamps aveva deciso di sostituirlo con Kanté per proteggerlo.
Il teatrino
L’unico momento no deriva dal rigore sbagliato. Con qualche frecciata all’arbitro argentino Facundo Tello: «C’è stato un equivoco. Prima mi dice che è rigore, gli chiedo se il controllo è completo e come risposta ho un sì. Così ricevo il pallone, ma viene da me e mi dice che non è più rigore. Riprendo la palla fra le mani, mi ridanno l’ok e poi di nuovo no. Mi sono lasciato distrarre, ho pensato a tanti diversi scenari ma non a questo: un arbitro può prima avere un’idea e poi dopo due minuti cambiarla. È il calcio con il Var, dobbiamo accettarlo e adattarci».
Haaland ha solidarizzato: «Dover aspettare cinque minuti per calciare un rigore è davvero troppo tempo». Fra fuoriclasse ci si intende.
Unisciti alla Community
Accedi o registrati per dire la tua sugli argomenti che più ti interessano e vivere tutti i servizi di Corriere dello Sport–STADIO". Completa il tuo profilo per essere sempre aggiornato su notizie, eventi, offerte e tutto ciò che fa vibrare il mondo dello sport.
ACCEDI
oppure
o entra con DISQUS

