Odissea Iran, ma Infantino aveva detto "Sarà benvenuto negli Usa"  

Cinque ore per andare dal Messico a Los Angeles, pareggiare 2-2 con la Nuova Zelanda e subito altre 5 ore per tornare in Messico; zero tempi di recupero, controlli dell'immigrazione estenuanti. Eppure il presidente della Fifa aveva promesso ben altro. E l'Uruguay è stato perquisito con cani antidroga e anti esplosivo
Xavier Jacobelli

Pubblicato il 16.06.2026, 17:03

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Era un giorno di inizio marzo quando Gianni Infantino, lasciando la Casa Bianca dopo il solito incontro con Trump, aveva annunciato tronfio: "Con l'Iran al Mondiale non ci sarà nessun problema. Me l'ha assicurato il presidente. La Nazionale iraniana sarà la benvenuta negli Stati Uniti. Il calcio unisce il mondo". Come no? Dopo il 2-2 con la Nuova Zelanda, a Los Angeles, il ct dell'Iran, Amir Ghaleonei non è stato dello stesso avviso: "Siamo la squadra più oppressa del Mondiale. Al contrario di quanto ci era stato detto prima della partita, al fischio finale ci hanno intimato di partire immediatamente. Era necessario un tempo di recupero che non ci è stato concesso. Siamo dovuti tornare in Messico, a Tijuana: cinque ore di viaggio all'andata, cinque ore di viaggio al ritorno e alla frontiera, all'andata come al ritorno gli estenuanti controlli dell'immigrazione. È impossibile riposare in queste condizioni, è impossibile preparare bene ogni incontro". Infantino è sceso negli spogliatoi del Sofi Stadium: naturalmente la sua presenza non è servita a nulla per smuovere le autorità, pedissequamente ligie agli ordini superiori. La squadra è stata rimandata a Tijuana senza una vera sosta a Los Angeles, nonostante la federazione di Teheran avesse chiesto di rientrare all'indomani della gara con i neozelandesi. Comprensibilmente arrabbiati i giocatori. 

Disastro Fifa 

Duro l'ex interista Mehdi Taremi: "È una situazione molto stressante per noi, abbiamo poco supporto, penso che la Fifa avrebbe potuto fare di meglio. Non abbiamo il nostro presidente e nemmeno nessuno dello staff, il che è fondamentale per noi. Uno dei nostri analisti è costretto a occuparsi di rapporti con i media, tutta questa storia è un disastro. Siamo stanchi di questa situazione, abbiamo avuto molti problemi negli ultimi mesi. Vogliamo solo pace e gioia, non sono forse questi gli slogan della Fifa?". Taremi a proposito di Infantino, ha soggiunto: "Gli abbiamo chiesto di aiutarci. Ha risposto che vuole farlo, ma ha detto che ci sono altri problemi". Cioè, in sostanza, non farà nulla. Potete immaginare con quale letizia gli iraniani avessero accolto il tweet del presidente Fifa postato prima di scendere in campo contro la Nuova Zelanda: "Siete più forti di tutto, questo è solo l'inizio, state scrivendo la storia, tutto il mondo vi sta guardando". Guarda anche ciò che (non) sta facendo Infantino per  l'Iran. 

Cani antidroga

Intanto, anche l'Uruguay ha sperimentato l'ospitalità americana. In ritiro in Messico, a Cancun, la Celeste è arrivata a Miami per la partita con l'Arabia Saudita soltanto 18 ore prima del fischio d'inizio.

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In albergo, ad accoglierla ha trovato i cani antidroga e anti esplosivi della polizia locale. All'Uruguay di Bielsa è stato riservato lo stesso trattamento assicurato alle delegazioni dell'Uzbekistan di Cannavaro, del Senegal di Sadio Mané e del Belgio di De Bruyne. Al quale hanno ficcato il metal detector anche sotto le scarpe. Tranquilli, però. Garantisce Infantino; "Questo è Il Mondiale più bello della storia".

 

 

 

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