Da Orsato a Serra, quando l'errore è clamoroso

Le numerose sviste sono figlie anche di un problema di fondo: aver reso opinabile uno strumento, il VAR, nato e concepito per essere certezza
Da Orsato a Serra, quando l'errore è clamoroso
5 min
Edmondo Pinna
TagsorsatoSerra

Resterà, scolpito, il volto contrito di Serra fra le mani di Rebic, per quello che è stato l’errore mediaticamente più grande della stagione ma che, grazie proprio al fragore che ha avuto, sfruttato a dovere anche da chi ne è rimasto coinvolto, ha finito per portare l’opinione pubblica a guardare all’arbitro della stessa sezione del presidente dell’AIA (Torino) con tenera compassione. Il pianto, le lacrime, la consolazione di Ibrahimovic nello spogliatoio, tutto ha contribuito a rendere quell’errore più umano, come dovrebbe sempre essere. Certo, nulla a che vedere con quello che è successo domenica sera all’Olimpico Grande Torino, ma in proporzione - e parlando in senso strettamente arbitrale - quello è stato l’Errore. Preceduto e seguito da tante altre sviste (il gol di braccio di Udogie in Milan-Udinese, tanto per citare l’ultimo), che hanno del clamoroso. Figlie, anche, di un problema di fondo: aver reso opinabile uno strumento - il VAR - nato e concepito per essere certezza. Se si discute - dividendo, ad esempio, gli episodi in area in rigori e rigorini, a tutto discapito dei primi - anche quello che è certezza, si finisce per creare un danno, prima di tutto agli arbitri, non più “garantiti” dallo steccato delle certezze (le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti) e poi ai tifosi stessi: il passo fra l’interpretazione, il protocollo e il «l’ha fatto apposta» è pericolosamente breve.

Inconsolabile

E allora, Serra prima di tutto, e quel vantaggio non concesso il Milan-Spezia per una punizione sulla trequarti (Bastoni su Rebic) che ha privato, un attimo dopo, Junior Messias di una rete. Il fischio che sembra morirti fra le labbra, la sensazione immediata - e solo chi ha arbitrato può capire certe sensazioni - di averla combinata grossa, le scuse, la testa fra le mani di Rebic («Pensavo volesse strangolarmi» ha ammesso poi l’arbitro), il pianto a fine gara, la paura di aver chiuso così la sua carriera. Ed invece, non è detto...

(S)vantaggio

Un errore simile, ma al contrario, lo ha commesso nientemeno che Orsato (il rappresentante degli arbitri italiani pare abbia creato una chat parallela a quella diciamo ufficiale), la partita è Juve-Roma, l’errore è pazzesco: non dare vantaggio sul rigore (Mkhitaryan abbattuto da Szczesny, e c’era anche Danilo su Abraham), visto che Abraham ha segnato nell’immediatezza. Errore doppio, perché la spiegazione data a Cristante nel tunnel è da brividi: «Vantaggio sul rigore non si dà mai. Adesso dai la colpa a me se hai sbagliato il rigore. No, eh?». Ed invece il vantaggio sul rigore si dà se il vantaggio è aver segnato una rete.

Pure al monitor

Uno dei punti arbitralmente più bassi è stato raggiunto in Roma-Milan. Ad arbitrarla, il presidente della sezione di Napoli, Fabio Maresca (ieri sera VAR in Lazio-Venezia), internazionale. Riuscì nell’impresa contraria a quella successa domenica a Torino. Cioè, chiamato al VAR, ha ignorato l’evidenza delle immagini. Nel dettaglio, Maresca fischiò il rigore per il Milan per un corpo a corpo con il pallone a distanza di gioco fra Ibañez e Ibrahimovic e ignorò appunto anche il tentativo di Mazzoleni (ai limiti del protocollo) di farlo ravvedere con la chiamata al monitor; cacciò per doppio giallo Theo Hernandez ma l’azione era viziata da un contatto probabilmente falloso di Felix su Krunic; ignorò (e con lui il VAR) il tocco di Kjaer sulla gamba di Pellegrini, unico a prendere il pallone, proprio nel periodo in cui per Inter-Juve (Dumfries-Alex Sandro) fu fatta OFR e Mariani diede rigore, mentre a Empoli in Empoli-Inter su Bajrami né review, né rigore.

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