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Benvenuti nella Serie A delle grandi rivoluzioni

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Domani parte il campionato: così sono cambiati moduli e giocatori delle big rispetto a un anno fa. Juve più potente e meno tecnica. Roma: Dzeko come Batistuta. Napoli: dai mediani al regista

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di Alberto Polverosi

venerdì 21 agosto 2015 11:01

ROMA - Non sarà lo stesso campionato e non sarà lo stesso calcio. Al vertice della Serie A vedremo squadre rinnovate fuori e rivoluzionate dentro. Juve, Roma, Napoli, Fiorentina, Milan e Inter presenteranno molti titolari diversi rispetto alla scorsa stagione, ma più dei volti, più dei piedi, cambieranno l’anima, la linea di gioco. Chi puntava sul possesso palla (la Fiorentina di Montella) ha deciso di sveltirsi (la Fiorentina di Paulo Sousa); chi aveva un attaccante che provocava il gioco (la Juve con Tevez) adesso ha un centravanti che aspetta il gioco (la Juve con Mandzukic, ma anche la Roma con Dzeko); chi non aveva il regista classico (il Napoli di Benitez), adesso ce l’ha (il Napoli di Sarri). Questo cambiamento genera interesse, nella speran za che porti anche gioco, gol e spettacolo. Resisteva, in controtendenza, la Lazio: zero novità. Ora però gli infortuni di Djordjevic e Klose hanno portato (momentaneamente?) Keita al centro dell’attacco e con una punta veloce come lui, la manovra deve essere modificata.

LA DIFESA DELL'INTER - All’inizio del campionato manca un giorno, ma alla fine del mercato ne mancano dieci e molto può e deve ancora accadere. L’Inter, per esempio, cambierà ancora e forse anche il Milan che già oggi ha un’idea chiara e un assetto delineato con un attacco tutto nuovo. L’Inter avrà un nuovo modo di difendersi, Mancini si augura che sia più compatto e meno dispersivo dell’anno scorso avendo inserito Miranda e Murillo al posto di Ranocchia e Vidic. Cambierà molto in attacco, dove l’inserimento di Jovetic porterà più tecnica e più imprevedibilità rispetto a Palacio. Ne gioverà anche Icardi se capirà in fretta i movimenti del montenegrino. Con Perisic, il tridente avrà tutto: la potenza e la precisione di Icardi, la tecnica e la fantasia di Jovetic, la corsa e la velocità di Perisic.

I PORTIERI E DZEKO - Rispetto all’inizio dello scorso campionato ne cambieranno tre, di portieri, sulle sette squadre prese in esame: Tatarusanu per Neto (cambio avviato a metà stagione, dopo il “non firmo” di Neto), Reina per Rafael e Szczesny per De Sanctis. Ma nella squadra di Garcia la vera trasformazione tattica è legata all’arrivo di Edin Dzeko. La squadra non giocava con un centravanti vero, di ruolo e soprattutto forte, dai tempi di Batistuta, i tempi dell’ultimo scudetto. Dzeko cambia per forza il gioco, non è una prima punta statica come Mandzukic, ma il suo regno è l’area di rigore, adesso gli esterni (i terzini e le ali) dovranno cercare il fondo per il cross, alto o rasoterra. Anche Salah, un solista...generoso, dovrà collaborare al gioco collettivo: nel girone di ritorno a Firenze, avendo al suo fianco un bomber in crisi d’identità come Gomez, doveva provvedere da solo a creare e concludere, con Dzeko non potrà fare lo stesso.

NAPOLI E FIORENTINA - La Fiorentina aveva un regista, un fior di regista, David Pizarro, il gioco nasceva dal suo pensiero: nel prossimo campionato la Fiorentina non avrà più un regista vero. Il Napoli non aveva un regista vero, ma due mediani a protezione della difesa: ora avrà un regista classico, il più classico fra gli italiani della Serie A, Mirko Valdifiori. Se Roma e Juve cambiano in fondo alla manovra, se Inter e Milan più che cambiare dovranno ricrearsi come squadre, Napoli e Fiorentina rivoluzioneranno il proprio modo di stare in campo. La trasformazione del Napoli nasce nel nome di Sarri che sta cercando di trasmettere il calcio da grande squadra a grandi giocatori. Semplice, viene da pensare di getto. E invece è l’esatto opposto: è un’impresa. Il campione non sa tutto, ma molto, e se non è disposto ad arricchirsi ancora, a conoscere, a studiare, a capire, va in cortocircuito quando trova uno che, senza essere mai stato famoso in campo e nemmeno in panchina, cerca di spiegarglielo. Valdifiori serve anche per questo motivo, per diffondere al San Paolo l’idea di Sarri. A naso, il giocatore che più ne trarrà vantaggio è Hamsik, restituito al suo ruolo più naturale, quello di mezzala, un vecchio numero 8. Il percorso opposto sarà compiuto da Paulo Sousa dopo l’addio di Pizarro. Il suo calcio è più svelto di quello di Montella, meno elaborato, più diretto, recupero palla e verticalizzazione. I due mediani, Suarez e Vecino, non c’erano l’anno scorso, mentre Borja Valero cambierà mansioni, farà l’uomo-raccordo fra centrocampo e attacco. L’altro cambiamento, lo spera Sousa, ma lo spera anche Conte, è quello di Rossi che è tornato a giocare 90 minuti interi dopo un anno e mezzo. Il suo ritorno sul fronte d’attacco darà alla Fiorentina ancora più tecnica di quanta ne aveva portata Salah.

MARCHISIO E MANDZUKIC - Non deve sorprendere il ribaltone della Juve. Per certi versi era necessario, quasi forzato, per altri può diventare utile. Se Pirlo decide di andarsene è inutile cercare un altro Pirlo perché non esiste. Allora si cambia linea: dalla tecnica si passa alla solidità, dall’assist illuminante e geniale si passa al passaggio meno fantasioso, ma dalla possibile palla persa si passa alla possibile palla recuperata. Questo significa la staffetta Pirlo-Marchisio, come si era visto già in diversi momenti della stagione scorsa. E lo stesso discorso va fatto per Tevez e Mandzukic. In questo caso un altro Tevez magari c’è, Aguero per esempio, ma a quelle cifre la Juve non arriva e allora si cambia pagina e da un piccolo, rapido e agguerrito attaccante ci si trasferisce a un gigantesco, potente e muscolare centravanti. Tevez andava a prendere la palla a centrocampo o la voleva in profondità (con Pirlo era una goduria), Mandzukic tiene quella palla, per far salire l’onda della squadra, la smista sull’esterno e poi dal fondo la riceve per girarla di testa in rete. Come è successo a Shanghai.

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