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Il Var vi spiazza? Fatevene una ragione

Il Var vi spiazza? Fatevene una ragione
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Due giornate nerissime. Al netto di alcune discutibili e discusse valutazioni sui falli di mano, anche le statistiche conferma(va)no l’importanza, la necessità del video-controllo

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di Ivan Zazzaroni

lunedì 18 dicembre 2017 10:43

Fino a due giornate fa il bilancio, i numeri del Var erano strapositivi - vi ricordo che li aggiornano ogni tre turni - ed erano questi: 148 partite (Roma e Lazio devono recuperare con Samp e Udinese), 746 revisioni, 42 correzioni al video, una ogni 3,54 per un tempo medio di intervento di 1 minuto e 20 secondi. Due, da agosto, gli errori nelle procedure: in Genoa-Juve la mancata segnalazione del fuorigioco, e in Roma-Inter (mancato rigore). Al netto di alcune discutibili e discusse valutazioni sui falli di mano, anche le statistiche conferma(va)no l’importanza, la necessità del video-controllo.

Negli ultimi due weekend la prima crisi di rigetto: ma il Var ha inciso pesantemente più sulle direzioni che sui risultati. Come ha spiegato assai bene Paolo Casarin sul Corsera, “il frequente ricorso alla tecnologia in molte partite è sembrato il risultato di un profondo disagio: la difficoltà di dover cambiare la decisione e indebolire in tal modo la personalità arbitrale, così legata all’immagine, può turbare questi arbitri che dalla Var si aspettavano solo positività. La fredda tecnologia, invece, finirà per selezionare severamente gli arbitri e siccome ne servono venti per ogni giornata di Serie A, si può capire il tanto lavoro sull’organico”.

Casarin ha concluso segnalando le magagne di Orsato in Verona-Milan, Damato in Roma-Cagliari, Gavillucci e Tagliavento in Samp-Sassuolo, Pasqua e Maresca in Benevento-Spal. Anche in Atalanta-Lazio il “disagio” si è particolarmente avvertito.

Il campionato entra nella fase più calda e rischiosa, il designatore Rizzoli sta sviluppando in modo serio il tema dell’adattamento alla tecnologia presentando molte novità, eppure è sempre più difficile cercare di spiegare agli appassionati e a qualche addetto ai lavori che la sperimentazione comporta problemi. Per crescere una generazione di arbitri “tecnologici” occorre del tempo, ma il calcio, il tifo e le urgenze dei club conoscono solo il presente. L'obiettivo è migliorare, non il calcio perfetto: la perfezione non è di questo mondo, né di questo Var. Indietro non si torna.

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