Mezzo Var non ci basta
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Mezzo Var non ci basta

Doveva essere l’anno della consacrazione: ora non è così. L’uso del protocollo («Chiaro ed evidente errore») alla lettera ha depotenziato l’uso della tecnologia: più sviste e più polemiche. Dopo 4 turni, già nove casi: ne vale la pena?

ROMA - Ma cos’è successo? Il VAR non funziona più come prima? Hanno cambiato qualcosa? Gli arbitri non sanno più come usarlo? La risposta, se ci pensate, è ancora peggiore. Perché il VAR c’è ancora, è vivo e lotta insieme a noi. E come abbiamo sempre detto (e ribadito anche all’inizio di questa stagione) è la svolta del secolo. Ma dopo essere stata la Nazione che ha fatto da Stella Polare in materia, l’Italia ha fatto - questo è quello che risulta a chi guarda ora le partite - diversi passi indietro. Forse, proprio per questo ruolo di leader che abbiamo avuto e che ci è stato certificato in Russia. Ah, già: la risposta. Che è no, non è cambiato nulla; no, funziona tutto come prima; no, gli arbitri sanno benissimo cosa fare (o almeno dovrebbero). Il problema è il protocollo, che non è cambiato di una virgola: semplicemente adesso lo usiamo alla lettera. Dunque, tutto quello che lo scorso anno veniva visto, rivisto, vivisezionato e si finiva per intervenire (perché è bene ricordare che in tv qualsiasi errore è “evidente”) sulla base di un dubbio, adesso viene lasciato così come è, a meno che - appunto - non si ricada nell’evidenza dell’errore.



STORIA E PREISTORIA - Appunto, un passo indietro ed è un peccato. Perché è come utilizzare una Ferrari e portarla fino alla terza, massimo alla quarta, dopo averla lanciata a 200 all’ora in pista e aver capito che ci piaceva e pure molto. Insomma, mezzo VAR, e non è cosa. Perché proprio gli arbitri italiani, con grande bravura, hanno svelato al mondo le potenzialità di questo strumento, che proprio la nostra Federcalcio (gestione Tavecchio) ha spinto a livello planetario. Adesso sono più chiare le parole di Rizzoli, che a Coverciano aveva semplicemente messo le mani avanti: «Nel dubbio vale sempre la verità del campo». Ovvero, addio a tutto quello che avevamo imparato. E così, se adesso vedere una partita senza VAR appartiene alla preistoria (ce ne accorgeremo in Champions, dove già lo scorso anno Juve e Roma sono state penalizzate pesantemente da errori arbitrali proprio per l’assenza del VAR), una con il VAR utilizzato così sembra essere uno di quei documentari un po’ seppiati, senza finestre sul futuro. E non è un caso che il presidente della Lega, Miccichè, abbia proprio ieri tuonato («Sbagliato non farne pieno uso»).

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