Bakayoko, bufera mondiale: «Intervengano Fifa e Uefa»
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Bakayoko, bufera mondiale: «Intervengano Fifa e Uefa»

I gruppi internazionali contro il razzismo nel calcio hanno chiesto di predisporre "speciali misure" per l'Italia. Piara Powar dichiara: «Non crediamo che possa cambiare questa situazione. Le sanzioni e le punizioni fin qui adottate si sono dimostrate inconsistenti»

ROMA - Il caso Bakayoko-Kessié ha valicato i confini della Serie A ed è arrivato anche all’orecchio dei gruppi internazionali contro il razzismo nel calcio, che hanno chiesto a Fifa e Uefa di predisporre "speciali misure" per l'Italia.  

REAZIONI - Fare, la rete di associazioni che combatte ogni forma di discriminazione nel calcio europeo, ha deciso di reagire in seguito a quanto accaduto nel match di Coppa Italia tra Milan e Lazio. Tiémoué Bakayoko e Franck Kessié sono stati presi di mira con insulti razzisti dai tifosi della Lazio, ma questo atteggiamento non è stato represso dagli organi federali italiani.  

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SCETTICISMO - Sul Times si legge: “Di fronte alle promesse di Serie A e Federcalcio, Fare si è detta scettica che il sistema calcio italiano sia in grado di affrontare adeguatamente il problema”. Piara Powar, numero uno di Fare, ha dichiarato: "Non crediamo che possa cambiare questa situazione. Abbiamo già sentito in passato simili promesse, ma le sanzioni e punizioni fin qui adottate si sono dimostrate inconsistenti. Il nostro appello ora è rivolto a Uefa e Fifa affinché assumano speciali misure".  

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PROBLEMA ITALIA – Piara Powar prosegue tornando anche sul caso legato a Kean e all’esultanza di Cagliari: "Per noi l'Italia rappresenta un grande problema perché non ha mai affrontato adeguatamente il problema. Molti stadi sono fatiscenti, la polizia ha un approccio solo repressivo, senza capacità di dialogo con i tifosi. C'è un governo di estrema destra contro gli immigrati. Il dibattito politico è così avvelenato che i tifosi si sentono al sicuro nel fare quel che fanno". La Powar ha anche spiegato quali potrebbero essere le soluzioni: "Dovrebbe esserci l'automatica chiusura degli stadi in simili circostanze, ma soprattutto molta più educazione". 

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