De Zerbi-D'Aversa, due mondi contro

Il più giovane allenatore della A contro il più riservato. Stesso ceppo milanista, anche compagni nel Monza in B. 'Tutto gioco' contro 'tutto equilibrio'
De Zerbi-D'Aversa, due mondi contro© LAPRESSE
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SASSUOLO - La colpa di De Zerbi è di essere giovane. Lo sappiamo: in Italia si perdona tutto, ma non la gioventù. Per di più: è molto bravo, il che non aiuta a risultare simpatico. Viviamo tempi così, farlocchi e sbrigativi. Quella di D’Aversa - la colpa, intendiamo - è di non offrirsi col profilo piacione alle telecamere, non ce l’ha proprio la faccia da "cioccapiatti". Zero cipria, molta sostanza. Sappiatelo: il "cioccapiatti" a Bologna è il venditore di piatti, quello col banco in piazza che urla e millanta la robustezza del suo prodotto, facendo sbattere i piatti l’uno con l’altro, "cioccandoli", appunto. Dicesi di persona che si vanta assai. De Zerbi ha quarant’anni, D’Aversa quattro in più. Fanno parte di una generazione che quando giocava ha attraversato l’ultimo territorio del calcio vintage, prima che ci rapissero i droni e facessimo tutti finta di sapere cos’è una transizione offensiva. Di De Zerbi si dice da tempo che sia un predestinato, magari a lui dà pure fastidio. Ha ragione: non si può essere predestinati tutta la vita. D’Aversa è il più sottovalutato dei nostri allenatori. Il suo Parma gioca semplice, che non significa banale. La semplicità è un valore, quando c’è un’idea che la sostiene. Da quando allena a Parma non ha sbagliato un colpo. Due promozioni, una salvezza in carrozza, questo campionato da bene bravo 7+. Farà sicuramente meglio dell’anno scorso, quando chiuse a 41 punti. Oggi ne ha 32, gli mancano 15 giornate per fare meglio. Ha vinto una partita in meno (9) dell’intero scorso campionato (10). E’ un allenatore che cresce e fa crescere i suoi giocatori. Questo lo accomuna a De Zerbi. Uno ha spedito Gagliolo in nazionale (Svezia), l’altro ha cesellato il talento di Locatelli fino a farlo diventare un centrocampista da grande squadra. Da un paio di mesi Locatelli è baciato dalla grazia, se avesse anche la conclusione da fuori area (non ce l’ha) potrebbe tirarsela da De Bruyne italiano.

Domenica DZ e D’apostrofo si affrontano al Mapei, la finestra aperta che entrambi vedono è quella dell’Europa. Vengono dallo stesso ceppo, hanno preso strade diverse. Jung e Freud avevano due idee di vita, ma entrambi sono partiti dallo stesso lettino dello psicanalista. De Zerbi, piuttosto di chiedere a Romagna o Toljan di spazzare l’area, si farebbe spellare vivo. Gioco, gioco, gioco. L’azione del Sassuolo parte sempre dal portiere, Consigli è costretto al fraseggio in tre metri quadri, con gli avversari che pressano. Quando il gioco "prende aria", quando l’azione si sviluppa; beh, è uno spettacolo veder giocare il Sassuolo. Poche squadre vantano due esterni che marcano una differenza come Berardi e Boga. Berardi con De Zerbi ha fatto il salto di qualità, eliminando orpelli e nervosismo, facendosi leader. Boga è un Douglas Costa meno narciso, sul breve ha un’accelerazione da centometrista. Sono entrambi da grande squadra. Il gioco di D’Aversa corre nel solco della tradizione, verniciata col 4-3-3. Parole chiave: solidità, equilibrio, elasticità.

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