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Uno come Lorenzo non si fischia mai

Uno come Lorenzo non si fischia mai
© Bartoletti

Uno come Lorenzo Pellegrini non si fischia mai. Non si fischia a priori e meno che mai a posteriori. Non sono fi schi, sono aberrazioni. Così come era un’aberrazione fi schiare o insultare De Rossi. Basta un cuore rachitico per capire quanto Lorenzo sia quello che è, un ragazzo perbene, leale. Quanto sia la stessa cosa della maglia che porta. Sbaglia una partita, due, tre? È il motivo per sostenerlo, non per affossarlo. Che siate tifosi o semplicemente gente con un cuore rachitico. O siamo così bestioline da rovesciare ogni settimana le nostre sputacchiate sentenze, ieri il più forte giovane italiano, oggi un incompiuto, un sopravvalutato? Quello che sa fare Lorenzo lo ha dimostrato più volte, se non riesce a farlo, non ci vuole un genio per capire che c’è un problema. Il problema? Lorenzo è abbastanza intelligente per capirlo da solo. Fonseca è abbastanza intelligente per capire che il ragazzo va sostenuto. Lo ha fatto anche ieri. Ha detto le cose giuste.

L’avevamo scritto pochi giorni fa: come risponderà Pellegrini alla pressione di essere l’ultimo dei mohicani? Via Totti, via De Rossi, via anche Florenzi, è lui, in presenza di capitani solo passati, a doversi caricare il peso di continuare la tradizione di una squadra che da decenni in qua si è specchiata in un leader romano e romanista. Un test per decifrarne la personalità. Aiutiamolo, rinforziamolo, invece di farne l’ennesimo bersaglio di un’ostilità senza senso. Una Roma già così impoverita, così svuotata di talento e di leadership, non ha bisogno del masochismo della sua gente. Lasciamo che il ragazzo ritrovi le sue risorse invece che le sue fragilità.

Lorenzo ritornerà. Presto o tardi, ma ritornerà. Non è un fuoriclasse abbagliante come Totti e nemmeno un’anima forte e contagiosa come De Rossi, ha bisogno dei compagni, dell’allenatore e dei suoi tifosi. Ha 23 anni e tutto il diritto di fare i conti ancora con le sue zone d’ombra. Per riscoprire quello che è. Lorenzo è un guerriero. Non ha bisogno di parlare troppo per raccontarsi. La sua storia romanista è iniziata con quel tacco vincente nel derby e l’esultanza venosa, stile De Rossi, a seguire. L’infortunio di Zaniolo non lo ha aiutato. I due hanno bisogno l’uno dell’altro. Sono complementari e avevano appena scoperto il piacere di convivere. Nel caos della Roma di oggi c’è una sola cosa da fi schiare, la colpevole latitanza della società. Le cose stanno per cambiare. È un auspicio per ora. E, quando cambieranno, Lorenzo sarà la prima buona notizia. Il ritorno di Zaniolo, la seconda

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