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Verona-Inter 2-2: Conte frena ancora ed è quarto in classifica

I nerazzurri vanno sotto in apertura con Lazovic, rimontano nella ripresa con Candreva e con un'autorete di Dimarco ma all'ultimo assalto Veloso trova il tiro del pari definitivo

Verona-Inter 2-2: Conte frena ancora ed è quarto in classifica
© Inter via Getty Images

Un punto in due partite, una squadra in affanno e Conte che scivola al quarto posto, sorpassato anche dall’Atalanta di Gasperini. L’amaro 2-2 ottenuto contro il Verona al Bentegodi fa partire i titoli di coda sulle speranze di scudetto dei nerazzurri. La Juve è lontana dieci punti. Troppi per un’Inter post lockdown troppo discontinua nei risultati e poco convincente nel gioco. Contro il Verona la partita è stata modesta, soprattutto nel primo tempo. Immediato il vantaggio di Lazovic, tanti gli errori sotto porta dei padroni di casa, eccessiva la confusione degli ospiti, incapaci di pungere dalle parti di Silvestri. Nella ripresa lo spartito sembrava cambiare a favore di Conte con Candreva capace prima di segnare il pari e poi di procurare l’autorete di Dimarco. E’ solo un’illusione però. A distruggere i piani scudetto di Conte ci pensa Veloso che ad una manciata di minuti dalla fine pareggia un match che l’Inter non meritava di vincere.    

Inter, primo tempo da incubo

L’Inter del primo tempo - con Lautaro e Eriksen in panchina - non sembra aver recepito lo sfogo di Conte subito dopo la gara persa contro il Bologna. L’appoccio al match è da brividi e il Verona si ritrova in vantaggio dopo soli tre minuti, il tempo per Lazovic di irridere Skriniar sulla sinistra e infilare Handanovic con imbarazzante facilità. Il terzo gol stagionale per l’ex esterno del Genoa lascia di stucco Conte in panchina e tramortisce l’Inter, incapace di incassare a dovere un gol subito così a freddo. La reazione ospite è sterile, la manovra troppo lenta e compassata. Così trovare il pareggio è pura utopia. Anche perché dall’altra parte il Verona è spumeggiante e con Veloso sfiora il raddoppio: potente conclusione rasoterra dal limite del centrocampista che si stampa sul palo. Un minuto dopo Conte trema ancora. Da un cross di Amrabat è Lazovic a tentare un tiro a volo ad incrociare fuori di un niente. L’Inter tenta una timida risposta alla mezz’ora con una punizione di Sanchez dal limite che Silvestri devia oltre la traversa. Tutto qui. Il più carico fra gli ospiti sembra Conte che in panchina battibecca pesantemente a distanza con Juric. Tra i due volano parole grosse. In campo invece, nervosismo a parte, Lukaku e compagni non risultano pervenuti.

Nella ripresa Candreva illude Conte

La ripresa riporta in campo un’Inter mentalmente diversa. Stanca, a tratti confusa, ma per lo meno più cattiva e concreta. Il ruolo di protagonista se lo prende Candreva che prima pareggia il conto del match al 49’ ribadendo in gol un pallone finito sul palo dopo una girata di Lukaku e poi sei minuti dopo determina l’autorete di Dimarco con un cross teso dalla destra che l’esterno del Verona è sfortunato a deviare di petto nella propria porta. I padroni di casa scendono di giri e finiscono presto in riserva. Nonostante questo, però, Faraoni si divora il gol del pari sparando in curva un pallone a tre metri dalla porta. Juric prova a ricaricare la squadra inserendo Di Carmine e Adjapong con risultati piuttosto scadenti. Dall’altro lato Conte inserisce Vecino e Lautaro nell’ultimo quarto di gara. L’argentino ci mette la voglia e a pochi minuti dal suo ingresso in campo sfiora il gol con una progressione inarrestabile neutralizzata dalla pronta risposta a terra di Silvestri. Sembra fatta per l’Inter e invece la beffa è dietro l’angolo: siamo all’86’ quando Rrahmani crea scompiglio in area nerazzurra, la palla arriva a Veloso che di destro fa secco un incolpevole Handanovic. E’ il 2-2 che disintegra le residue speranze di rimonta-scudetto di Conte. Inutile anche l’ingresso in campo di Eriksen nel recupero. Con il sorpasso in classifica dell’Atalanta e la Juve distante 10 punti pensare ancora al tricolore a sette giornate dal termine sarebbe puro lesionismo. Soprattutto per una squadra stanca e in evidente difficoltà sotto parecchi punti di vista.

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