Serie A, un film dell'errore

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Ivan Zazzaroni

ROMA - Avrebbero dovuto formare una coppia: Dzeko l’ha buttata via e Ronaldo ha rimediato a una Juve a lungo ordinaria. Tutto qui? No, anche altro, molto altro. Per fortuna di Pirlo, ieri sera Edin era dall’altra parte: si è battuto con impegno, non si è mai risparmiato, ma quando ha avuto - e per ben due volte - la possibilità di chiudere la partita ha fatto sempre la cosa sbagliata. Notevoli, rispetto alla trasferta di Verona, i progressi della squadra di Fonseca, che deve lavorare soprattutto sui cali di tensione: punito quello successivo all’espulsione di Rabiot che aveva lasciato la Roma in superiorità numerica e sopra di un gol. Veretout, Spinazzola, Mkhytarian e Pedro i più convincenti. Decisamente spiazzante la Juve, pur se signifi cativi i ritardi di condizione e le assenze. Pirlo è fantasioso anche come tecnico, ma le risposte dei giocatori non sono sempre preziose ed efficaci come lo erano quelle dei suoi piedi: con una sola mossa, ad esempio, ha messo per un tempo tre giocatori fuori ruolo. Il centrocampo in particolare, con Rabiot e McKennie centrali, Kulusevski largo a destra, Cuadrado largo a sinistra e Ramsey tra le linee, si è allungato in continuazione aprendosi al contropiede della Roma. Nei tre dietro Danilo, poco protetto, ha sofferto oltre misura Spinazzola e Mkhytarian. Sembrerà un paradosso, ma è stata proprio l’uscita di Rabiot a correggere parzialmente la Juve. Importante l’ingresso di Bentancur, che ha più qualità e personalità di McKennie, spesso in affanno: l’uruguaiano ha portato compattezza ed equilibrio. In avanti Morata, subito titolare, non ha trovato il suo posto nel mondo. L’ideale per ripartire. Di tutt’altro tenore il debutto di Suarez con l’Atletico. Il rientro di Dybala, a questo punto, è assai più di un’esigenza. Da quattro anni la Juve non riusciva a non vincere le prime due gare di campionato. Ma da Pirlo non ci si può attendere tutto e soprattutto subito. Stroppa ne ha presi 2 in casa dal Milan privo di Ibra, Maran 6 da un Napoli con quattro attaccanti in formazione e due in panca, Italiano 4 dal Sassuolo nella storica prima dello Spezia, ma non aveva né casa, che sarebbe stata ugualmente vuota (è ospite a Cesena), né mercato. Incalzato dallo studio, ha confermato di aspettarsi da qui al 5 ottobre almeno un centravanti. I nomi? Santander, quasi mai impiegato dal Bologna, e Llorente, che trovava poco spazio con Ancelotti e resta sempre seduto con Gattuso. Tu chiamali, se vuoi, rinforzi in un torneo in cui ci sono squadre che possono permettersi di tenere in panchina Dybala, Douglas Costa, Hakimi, Vidal, Sensi, Sanchez, Bernardeschi, Bentancur, Tonali, Leao, Cutrone e di rinunciare a Milik, Brozovic, Higuain e Skriniar. Il problema delle “piccole” senza risorse e dell’iniqua distribuzione dei milioni delle televisioni, che si ripropone ogni anno - figuratevi quando i conti sono ulteriormente peggiorati dal covid - non trova soluzione soprattutto perché manca la volontà di affrontarlo seriamente. Eppure è l’origine di tanti guai del nostro campionato. Noi amiamo e incoraggiamo le favole - Carpi, Chievo, Empoli, Frosinone, Spal, Lecce, Spezia, Benevento e Crotone le più recenti - e non  potrebbe essere diversamente. Ma vorremmo che il merito sportivo (la promozione o una stabile presenza) fosse premiato economicamente anche per rendere la Serie A molto più competitiva e appassionante. Non è possibile che una stagione si regga soltanto sulle emozioni di una sessantina di partite su 380. Proseguendo su questa strada l’Eurolega tanto invocata dall’Eca di Agnelli risulterà un male necessario.

Roma-Juve, botta e risposta. Napoli a valanga
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