Yes, we can: gli americani si comprano la Serie A

L’ingresso di Cardinale nel Milan, la crescita della Roma dei Friedkin, l’ascesa della Viola di Commisso, il lavoro di Pagliuca a Bergamo, l’alleanza Platek-Spezia e i piani del canadese Saputo a Bologna: scopriamo perché imprenditori e fondi di investimento sono sempre più attratti dal nostro calcio
Yes, we can: gli americani si comprano la Serie A
5 min
Massimo Basile
TagscardinaleCommissoFriedkin

NEW YORK - Top Dan, Rocco The Rock, Gerry Oxford, Joey Dairy, Robert Capital, Stephen The Celtic. Chiuso il campionato con lo scudetto conquistato dal Milan del fondo Elliott, si aprono nuove praterie verdi per le proprietà americane in cerca di successo. Sei su venti arrivano dagli Stati Uniti e sono approdate in meno di dieci anni: Joey Saputo, industriale alimentare canadese, ha acquisito il Bologna nell’autunno 2014; Rocco Commisso ha preso la Fiorentina nel giugno 2019; Dan Friedkin la Roma nell’agosto 2020. Poi, come una nave da crociera, sono sbarcati in Italia uno dietro l’altro Robert Platek, il mister Capital di New York (Spezia), il co-proprietario dei Boston Celtics Stephen Pagliuca (Atalanta) e Gerry Cardinale (Milan), il manager cresciuto a Harvard e Oxford. Come hanno dimostrato i rossoneri, i miliardari americani non sono arrivati per portare folklore, anche se guidano jet e suonano la fisarmonica. Con il loro arrivo il dna del nostro calcio sta lentamente cambiando, per riportare la Serie A a essere quel campionato che negli anni ’80-90 era considerato dagli americani la Nba del calcio. Ogni proprietà, da quando nel 2011 arrivò l’apripista, James Pallotta, a Roma, ha portato una differenza. Ma è indubbio che i sei “americani” d’Italia siano sei personaggi in cerca di autore, cioè di uno che indichi loro la strada per il successo. Quello ora c’è.

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Da Commisso a Friedkin

Se Rocco The Rock Commisso è l’osso più duro in ogni trattativa, il personaggio del momento è Friedkin, per il suo modo visionario di affrontare ogni sfida. In appena due anni, senza mai apparire e lanciare slogan, il texano nato in California ha costruito la Roma con pragmatismo americano: ha affidato a una società internazionale la creazione dell’organigramma del club, utilizzando analisi di patrimonio, algoritmi e obiettivi. Alla fine è uscito il nome di Tiago Pinto, indicato come il dirigente che avrebbe dovuto ricostruire la squadra. Da lì è partito tutto il resto. L’idea aveva suscitato ironie in qualche italoamericano, ma i fatti hanno dato ragione a Friedkin: il texano pilota di aerei ha ricompattato la tifoseria, portato un allenatore di carisma, José Mourinho, e conquistato il primo trofeo europeo della sua gestione. Adesso la Roma ha alzato il tiro, ha fatto un mercato da big e parte tra le prime quattro. Tutto questo in meno di ventiquattro mesi. Negli States chi lo conosce dice che gli italiani hanno visto solo il dieci per cento delle sue potenzialità. Se vero, preparate i popcorn. Ma attenzione: non pensate che le proprietà americane siano una confraternita di amici. Gli affari legano, ma i successi dividono e suscitano invidie. Lo stile di Friedkin piace ad alcuni presidenti e appare indigesto ad altri, perché mostra come sia possibile costruire e vincere in poco tempo, senza alibi. Non tutti, nonostante le dichiarazioni, tiferanno per i suoi successi. Non è un caso che sia l’unico americano a far parte del board dell’Eca, il governo dei top club del calcio, e che la Roma fosse stata coinvolta nel progetto di Super Lega. Ma, forse, altri piccoli Friedkin crescono.

Serie A, un campionato a stelle e strisce

Pagliuca - con basso profilo - sta lanciando un nuovo progetto all’Atalanta, così come Platek a Spezia. Commisso è l’opposto di Friedkin, ma non un personaggio banale: è molto simile a un altro italoamericano, Pallotta, presidente tumultuoso amante di proclami roboanti, poco incline alle critiche e sensibile agli affari. Friedkin ha indicato una strada diversa: moltiplicare i guadagni attraverso le vittorie, la crescita del brand e un nuovo stadio. Ci sta riuscendo. I tifosi lo amano. È la linea seguita da Gerry Cardinale, erede del fondo Elliott al Milan, che ha messo a segno subito un colpo di mercato: il belga Charles De Ketelaere. L’effetto Friedkin potrebbe aver spinto Saputo ad alzare l’asticella, stanco di restare in secondo piano. L’ingaggio di Giovanni Sartori come uomo mercato va in questo senso. Quindi se Friedkin è il primo delle nuove proprietà pronto a puntare al titolo, gli altri saranno costretti a fare qualcosa, per non sfigurare. Anche sotto questo punto di vista, la competizione tra americani può aiutare, sul lungo periodo, a far tornare la Serie A la Nba del calcio.

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