Dal Pino: "Macché cena segreta a casa Agnelli: abbiamo fatto tanti incontri sulla media company"

Oggi parla lui e ne ha di cose da dire. Prima intervista dell'ex presidente della Lega A dieci mesi dopo le sue dimissioni e il trasferimento in California: "Nell'incontro del 23 settembre 2021 con Agnelli, Gravina e i dirigenti di alcuni club di A parlammo anche della questione fondi, dei diritti tv, delle enormi difficoltà causate dalla pandemia al sistema del calcio professionistico". "I fondi d'investimento erano pronti a iniettare 1,7 miliardi di euro in cambio del 10% della Serie A e a garantire il finanziamento di un altro miliardo al tasso dello 0,5%. Ma La Lega si spaccò e i fondi andarono in Spagna"
Dal Pino: "Macché cena segreta a casa Agnelli: abbiamo fatto tanti incontri sulla media company"© ANSA
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Xavier Jacobelli
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"Macché cena segreta a casa Agnelli. Quello del 23 settembre 2021, in. piena pandemia, fu uno dei molti incontri con Gravina e i dirigenti di alcuni club di A per parlare del progetto media company della Lega, del possibile ingresso dei fondi d'investimento, dei diritti tv, dei danni devastanti causati dal virus al calcio. Vorrei ricordare che, nel febbraio del 2021, la Lega si spaccò sulla questione fondi. Inter e Juve erano le società che si opponevano, poi, dopo il fallimento del progetto Superlega, ci fu un cambiamento di posizione...". Oggi parla lui e ne ha di cose da dire. Paolo Dal Pino, 60 anni, è stato presidente della Lega di A e vicepresidente vicario della Figc dall'8 gennaio 2020 al 1° febbraio 2022, quando ha rassegnato le dimissioni essendosi trasferito in California per motivi professionali. Fra i molti meriti conseguiti durante la sua presidenza, mai abbastanza apprezzata da chi voleva boicottarne l'obiettivo del cambiamento, i ripetuti no alla chiusura totale del calcio. Dal Pino li ha pronunciati insieme con Gravina, mentre nell'allora governo Conte 1 c'era chi voleva abbassare la saracinesca a tempo indeterminato "per fare come la Francia": in questo caso, il fallimento del sistema sarebbe stato epocale. Dieci mesi dopo l'addio a Via Rosellini e il silenzio che ora viene rotto per la prima volta, incrocio Dal Pino nell'etere della "Politica nel pallone", storica trasmissione di Gr Rai Parlamento (puntata n.681) in onda ogni lunedì e condotta da Emilio Mancuso.

Pentito di avere lasciato la Lega A?
"Non ci pente mai delle scelte ben ponderate. Va benissimo così. La mia è stata un'esperienza molto particolare e molto interessante, segnata dalla pandemia che esplose un mese e mezzo dopo il mio insediamento. Già allora e prima che il Virus lo devastasse ulteriormente, il primo problema del massimo Il campionato era il suo indebitamento. Per tentare di risolverlo bisognava cambiare strategia: costruire una media company che avesse il controllo del suo prodotto, ivi compreso il proprio canale tv. Il che significava trovare nuove forme di introito, a cominciare dall'ingresso dei fondi d'investimento. Alcuni fra questi erano pronti a iniettare 1,7 miliardi di euro nella Lega, in cambio del 10% del pacchetto azionario e a garantire il finanziamento di un altro miliardo di euro al tasso dello 0,5%. Ma l'assemblea dei club si spaccò. Come si ricorderà, ci furono incontri, confronti, scontri".

Fra questi la cena del 23 settembre 2021, alla Mandria, ospiti di Andrea Agnelli...
"Per niente segreta. Insieme con Agnelli, Gravina, Saputo, Scaroni, Percassi, Preziosi e i rappresentanti del Fondo 777 nuovo proprietario del Genoa. Si discusse di molti temi".

Visto da molto lontano, qual è il suo giudizio sul caso Juve e, più in generale, sull'inchiesta Prisma che sta scuotendo il calcio italiano?
"Confesso che con 9 ore di fuso orario e a causa degli impegni lavorativi sto seguendo molto poco l'intera vicenda. Confesso però di provare un grande dispiacere ricevendo notizie negative sul calcio italiano. Provo malinconia e tristezza: queste cose fanno male a qualunque sportivo". A mano a mano che emergono i singoli aspetti dell'inchiesta torinese, diventa sempre più evidente anche il peso della questione agenti e delle loro commissioni che incidono vistosamente sui bilanci.

Il nodo può essere sciolto? E come?
"Sì, ma non possono essere né la Lega né la federazione a scioglierlo: il tema è di pertinenza internazionale, di Uefa e Fifa".

Tornerebbe a fare il presidente della Lega?
"No, grazie".

Che cosa le manca di più?
"I colloqui con Gravina, in Via Allegri. Auguro il meglio a chi ha preso il mio posto e all'ad De Siervo che sta facendo un grande lavoro".

Con i fondi le cose sarebbero andate diversamente?
"Dopo il mancato approdo in Italia, i fondi si sono diretti in Spagna e ora lo stanno facendo nella costituenda nuova Serie A brasiliana e direi molto positive sono state le esperienze in Francia e in Germania. In Italia, invece, ci fu una sorta di disintegrazione della Lega a causa delle divisioni interne: arrivai al punto di convocare un incontro a settimana alla presenza di un notaio, in un clima di conflittualità molto alto. La cena da Agnelli doveva essere l'occasione per cercare un programma di rilancio onde ripartire in un clima costruttivo dopo che, da alcuni mesi, il clima era distruttivo".

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