Supercoppa, Dzeko come Shakira. La difesa del Milan mobile come la Coppa gigante

Le pagelle essenziali della sfida tra i rossoneri e l'Inter: Barella il secchione del pallone, Leao e la storia d'amore con il tiro da fuori
Supercoppa, Dzeko come Shakira. La difesa del Milan mobile come la Coppa gigante
3 min
Mattia Rotondi
TagsSupercoppaMilanInter

L’Inter conquista la Supercoppa travolgendo il Milan 3-0. La squadra di Inzaghi trionfa grazie ai gol di Dimarco e Dzeko (migliore in campo) nel primo tempo e di Lautaro Martinez nella ripresa. Ecco promossi e bocciati del derby.

I promossi

Dzeko, grattacielo contro le tende: voto 8

Inizia la partita carico e voglioso: il suo sguardo verso i cugini è lo stesso di Shakira quando guarda le foto di Piqué. Nei primi minuti le prende tutte lui. Di testa, di piedi, e con le mani fa ciao ciao alla difesa del Milan. Suo il cioccolatino per Barella sul primo gol. Poi si mette in proprio perché belli i passaggi eh, però lui è un attaccante e in una serata come questa iscriversi al tabellino è pure meglio. Giganteggia come un grattacielo può giganteggiare su una tenda. Decisivo. Ma tanto decisivo.

Barella, il secchione del pallone: voto 7,5

Signor Barella, c’è bisogno di contrastare.
Presente.
Signor Barella, c’è bisogno di correre.
Presente.
Signor Barella, c’è bisogno di verticalizzare.
Presente.
Signor Barella, c’è bisogno di un assist.
Presente.
Signor Barella, c’è bisogno di pressing.
Presente.

Nicolò il libretto delle giustificazioni l’ha bruciato il primo giorno di scuola. C’è sempre, sa fare tutto, gli altri devono solo copiare. Centrocampista totale.

I bocciati

La difesa del Milan, amore per la simmetria: voto 4

Nella prima parte di partita ha la mobilità e la capacità di marcare del coppone gigante apparso in campo prima dell’inizio della sfida. D’accordo, non è solo colpa dei difensori, è tutto il Milan che sembra essere rimasto a Milano a chiedersi perché mai la Supercoppa, viste le squadre in campo, non si giochi a San Siro. Con il tempo prende un po’ le misure e si rimette in moto sonnecchiante. Ma ormai il guaio è fatto. Poi Tomori nella ripresa combina una frittata e regala simmetria tra primo e secondo tempo.

Leao, ora c’è-dopo non c’è più-poi ritorna: voto 5,5

Lo vedi in alcune occasioni e pensi: vabbè il calcio è semplice, ti butti la palla avanti e superi tutti come se tu fossi una Ferrari e gli altri un triciclo di plastica. No, non è così ovviamente: è lui che lo fa sembrare così. Poi scompare dalla partita così totalmente che chiedi in giro se ti sei perso una sostituzione. Oppure sbaglia stop così facili che manco nei peggiori campetti di periferia, quelli così terrosi e ondulati che calcolare un rimbalzo è più difficile che decifrare certi film di Nolan. Comunque almeno ci prova, soprattutto nel secondo tempo, anche se si innamora del tiro da fuori a livello monogamia. Il voto tiene conto del potenziale.


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