Sarri deluso e senza squadra: "In Italia nessuno mi vuole. Neanche una chiacchierata..."© Getty Images

Sarri deluso e senza squadra: "In Italia nessuno mi vuole. Neanche una chiacchierata..."

L'ex tecnico della Lazio: "In Serie A preferiscono gli allenatori giovani, ma l'esperienza è un valore"
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Maurizio Sarri torna a parlare dopo la separazione con la Lazio avvenuta tre mesi fa. Intervistato dal Corriere della Sera in occasione di una lezione di calcio nella sua Figline Valdarno, il tecnico 65enne ha trattato rapidamente la sua esperienza biancoceleste: "L'ambiente era appiattito e la squadra intorpidita". L'allenatore ha raccontato anche del forte desiderio di tornare in panchina: "Le prime settimane dopo aver lasciato la Lazio ho staccato completamente. Adesso mi manca, e tanto". Però, con sua grande sorpresa, nessun club italiano ha provato a contattarlo: "Un po’ mi spiace, c’erano panchine libere in squadre che immaginavo potessero fare per me come Milan o Fiorentina. Sono i presidenti a decidere, ci mancherebbe. Ma meritavo di essere ascoltato almeno un quarto d’ora". Secondo Sarri la ragione di questo disinteresse sarebbe da rincodurre alla volontà dei club di investire su allenatori giovani, scelta per lui comprensibile ma solo in parte: "L'esperienza resta un valore, non va cestinata. Basta vedere l’età degli allenatori che quest’anno hanno vinto Conference, Europa e Champions League".

Una riflessione sugli errori commessi in carriera

"Se nessuno mi ha cercato probabilmente è stato perché ho sbagliato anche io qualcosa, una riflessione intima va fatta", ha spiegato l'allenatore. Portando avanti il ragionamento sui suoi più grandi rimpianti ha poi raccontato del suo difficile rapporto con l'estero, nonostante l'Europa League vinta con il Chelsea. Nelle scorse settimane si era anche parlato di un'offerta da parte del Panathinaikos rifiutata dal toscano che, in riferimento al suo periodo da allenatore dei Blues, ha dichiarato: "Non avrei dovuto lasciare ma volevo tornare in Italia. C’erano le basi per restare, ho commesso un grosso errore". Un altro rimpianto riguarda il suo passaggio alla Juventus, definito come "un percorso di grande sofferenza, con tanto di discussioni in famiglia". Il club mai allenato rimasto nei suoi pensiero però è Milan: "Ci ero andato vicino vicino e poi non mi vollero. Venne il Napoli e fu l’esperienza più intensa della mia carriera".


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