Bove esclusivo: "Sto tornando, non riesco a maledire quel giorno"
Per la prima volta inizio un’intervista con un banalissimo, ma inevitabile, come stai? «Sono sotto trasloco, adesso tanto stanco. Da Firenze, dove avevo una casa grande, a Roma dove la mia l’ho scoperta fin troppo piccola. Sto buttando un sacco di roba. Sbuca di tutto, ovunque. Alcune cose finiscono nel cassonetto, altre le distribuisco. Mi devo liberare. Ho magliette della Roma d’ogni tipo, una ventina con l’8 che non ho mai indossato. Trasloco anche i pensieri dallo spirituale al materiale. Ho scoperto che la casa ti lega a un posto. Devo fare ordine».
Nella tua vita?
«Pilucca un chicco d’uva ogni trenta secondi. Mi mostra il suo gatto di cinque chili. «Un persiano, ne vado molto fiero, è bianconero purtroppo. Battuta scontata, eh? Sono ghiotto d’uva, ne mangio in continuazione anche se so che fa male».
È meravigliosamente sereno, sorridente e in ottima forma.
«Non riesco a star fermo, devo muovermi, gioco a padel, ho la palestra in casa. Ti dicevo dell’appartamento di Firenze che ho lasciato...».
Prosegui pure.
«A un minuto dal Duomo, ci sono stato solo dieci mesi eppure mi sento legatissimo a un posto in cui ho vissuto più emozioni negative che positive. Firenze, la città, è stata importante. Quando non avevo cose da fare andavo in giro, il Lungarno, le strade del centro, vedevo solo cose belle, incontravo gente che mi copriva d’affetto. Alla fine le cose più dolorose sono anche le più potenti. La sofferenza, se condivisa con gli altri, enfatizza i rapporti, oltre che i ricordi».
Qual è il tuo rapporto col dolore, oggi?
«Mi fa sentire vivo, lo riconosco e non mi spaventa, lo accolgo. Tanto è inutile respingerlo. Il dolore mi ha fatto pensare a una vita normale. Ho tanti amici che studiano o lavorano e ci sono stati momenti, in questi mesi, in cui ho temuto di dover smettere di giocare. Se non avessi avuto quell’incidente, questa parte di vita non l’avrei conosciuta. Mi sono ritrovato a riflettere su cosa avrei fatto da grande. Situazioni come la mia sono piene di step».
E il prossimo qual è?
«Il ritorno in campo. Bisogna fissare il come, il dove e quando».
E chi lo fissa?
«Edoardo». Sorride.
