Milan-Como a Perth, promemoria Morace: 40 gradi, 7 fusi orari e stadio per il football (australiano)
Milan-Como a Perth? Può illuminare la Lega di Serie A il promemoria di Carolina Morace, leggendaria icona del calcio femminile italiano (153 presenze e 105 gol in Nazionale, della quale è stata poi ct dal 2000 al 2005; 12 scudetti, 2 Coppe Italia, 1 Supercoppa, 12 volte capocannoniera; ex allenatrice di Milan e Lazio; dal 2014 nella Hall of Fame del calcio italiano), avvocato, oggi europarlamentare a Strasburgo. La più forte calciatrice tricolore di tutti i tempi ha vissuto per due anni e mezzo nella capitale dell'Australia Occidentale che sarebbe la nuova terra promessa del calcio italiano, forsennatamente alla ricerca di nuovi introiti. Cogliendo fior da fiore dalle dichiarazioni che Carolina ha lasciato a Repubblica, ecco a che cosa devono prepararsi Milan e Como nel prossimo febbraio.
Quaranta gradi
"Probabilmente, chi ha pensato di portare la partita a 14 mila km da Milano non è mai stato a Perth in febbraio. Passare dal freddo italiano ai 40 gradi di lì e ritornare sarà costoso, sia per la salute dei giocatori sia per la performance sportiva una volta rientrati. Mi stupisce il silenzio dell’associazione calciatori. Il viaggio è massacrante. I calciatori voleranno comodi, ma non cambierà molto. La nostra notte è il giorno australiano e viceversa. C’è il rischio concreto di giocare pessime partite al ritorno in Italia, perdere punti e sacrificare la stagione".
Calcio ridicolo
Un'occasione di conoscenza del calcio italiano? "Nemmeno questo è vero. Il calcio australiano già è poca cosa. E Perth è l’ultima città del Paese per cultura calcistica. Avrei forse capito di più Sydney o Melbourne. E comunque, quando parliamo di Australia, parliamo di un calcio ridicolo... A Perth nemmeno lo stadio è adeguato: ci giocano a football australiano e cricket. È pensato per altri sport... I pochi appassionati guardano la Premier League e la Liga, dove si gioca un calcio migliore rispetto al nostro. Se non amano la serie A, non è perché non gliela portiamo lì: è per il livello dello spettacolo. Nemmeno comprano i diritti tv. In Italia faranno fatica a vedere la partita. Se proprio si doveva giocare all’estero, meglio scegliere un posto più vicino...".
La Nazionale è Sinner
"In Australia ho avuto conferma del fatto che di cultura calcistica da quelle parti ce n’è poca. Ho provato a organizzare amichevoli con coetanee e coetanei di Juve, Roma e altre grandi squadre italiane. Non andava male, ma è durata poco". Il calcio in Italia "sta diventando uno sport troppo costoso da seguire, dal vivo e in tv. Una famiglia media non può più permetterselo. E la passione si affievolisce. Ormai la vera Nazionale è Sinner".
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