Gasperini torna a Bergamo: c'era una volta il dentista
Il suo faccione sovrasta la ferrovia dall’enorme murales celebrativo, come un Dieguito a Napoli: il tempo con le sue intemperie lentamente lo sta sbiadendo, ma il tempo vero mai lo scalfirà. Sarà bello salutarsi, dice il Gasp tornando a casa, dove non è più di casa. Prima o poi doveva succedere, fremiti e rossori, per i più morbidoni il ciglio umido, ma poi, lo aggiunge subito lo stesso Gasp, ognuno per la sua strada, senza prigionieri... Eppure. Eppure anche nella stagione dell’intelligenza artificiale restiamo nonostante tutto uomini, con un residuo ancestrale di cuore e sentimenti.
Gasperini-Atalanta, un decennio da favola
Come ha scritto la curva lupacchiotta a De Rossi, neppure il Gasp qui “sarà mai un avversario”. Serata in abito scuro, magari solo per i cinque minuti dall’uscita del tunnel fino al fischio dell’arbitro: tuttavia in quei cinque minuti, sicuro come un anniversario, scorreranno teneramente dieci anni di favola favolosa, talmente incredibile che già oggi sembra impossibile sia successa davvero. È la storia di sola fantasia poi diventata storia vera e quindi leggenda, una provincia italiana improvvisamente marchio di prestigio del miglior Made in Italy, rapidamente imitata in giro per tutto il mondo. È una favola da c’era una volta che piace persino agli adulti santommasi con la cotenna, poco propensi a bersela tanto facilmente. C’era una volta questo allenatore arrivato come ripiego, dopo che il prescelto Maran si era rimangiato la parola. C’era questo stesso allenatore subito sul piede del licenziamento, dopo quattro sconfitte nelle prime cinque partite, ma capace di salire una sera a casa del presidente per proporgli la scommessa del secolo: fuori i senatori mollaccioni con la panza piena, dentro i ragazzini del vivaio di Zingonia. O la va o la spacca. Tutto o niente. Il presidente un po’ artista e un po’ folle pure lui si lascia volentieri intortare e accetta l’azzardo. Comincia tutto lì: i ragazzini battono il Napoli e da quel giorno si apre il luna-park.
Il 'dentista' da ex a Bergamo con la sua Roma
C’era una volta una squadretta di provincia che lottava da un secolo per restare in serie A, nel giro di pochi mesi si trova a dettare legge in Italia e poi anche in Europa. Cinque volte in Champions, tre finali di Coppa Italia, una finale di Supercoppa europea, una raffica di plusvalenze da nababbi e di bilanci in utile, infine l’Europa League. Ma in fondo non è questo il vero patrimonio rimasto nelle iscrizioni. C’è una frase, pronunciata dal più qualificato degli avversari, Pep Guardiola, che arriva a scolpire nella pietra quel c’era una volta: giocare contro l’Atalanta è come andare dal dentista. Sì, sarà proprio così che ai nipoti di Bergamo sarà sempre raccontata questa favola, non un roboante conteggio di risultati. Sarà una storia che non farà addormentare nessuno, perchè agitata dalle eccentriche genialate del cocciuto idealista, dell’inguaribile piantagrane, bisogna solo correre e lottare da furibondi forsennati, fare pressing a uomo andandoselo a prendere nello spogliatoio, vincere giocando bene, segnare sempre un gol più degli altri, e soprattutto mai, mai, mai sentirsi piccoli, neanche davanti ai più grandi. C’era una volta, a Bergamo, un mondo così. La vita continua, bisogna sempre essere pronti a voltare pagina. Ma certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano: stasera, vedendolo camminare a passi lenti verso la panchina sbagliata, Bergamo non resterà fredda, orgogliosa come sempre della sua ispida sobrietà. Saranno pochi minuti, prima di affrontarsi a mani nude, senza fare prigionieri, come vuole lui: ma nessuno riuscirà a fare finta di niente. Tanto meno il Gasp. Qui c’era una volta la meraviglia, che se n’è andata e magari non tornerà più.
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