L'accusa di Conte e altri: giocano troppo, ma non fanno niente
Che si stia giocando troppo è un fatto e il Corriere dello Sport lo ripete da almeno otto anni attaccando direttamente e sistematicamente tanto Infantino quanto Ceferin, i due Mangiafuoco. I tornei sono aumentati di brutto con l’introduzione della SuperChampions e di altre inutili minchiate quali la Nations League, il Mondiale per club e la Coppa d’Africa spostata in inverno.
Parallelamente alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, ovvero i miliardi raccolti perfino in Qatar dai padroni del vapore, si è registrata quella degli infortuni dei giocatori e delle conseguenti proteste (fini a sé stesse) degli allenatori. Non un solo presidente di club, molti dei quali con i bilanci ululanti, ha mosso un dito o soltanto aperto bocca per trattare l’argomento: Dio, dammi un assegno della tua presenza (cit.).
A diminuire sono state esclusivamente la qualità dello spettacolo e l’attenzione dei più giovani per il calcio.
Negli ultimi due anni si sono messi a criticare i calendari ipertrofici Klopp, Guardiola, Ancelotti, Sarri, Conte e altri allenatori di primissima fascia, dipendenti delle società - è vero - ma per capacità e titoli difficilmente sostituibili. Nessuno di loro ha mai fatto qualcosa di convincente e utile per invitare Fifa e Uefa a razionalizzarli.
Un gigantesco chiagni e fotti insomma. Non sarà perché all’incremento dei ricavi - diritti tv e stadio - determinato dal maggior numero di eventi ha corrisposto quello degli stipendi?
Anche i calciatori, la cui salute è a rischio, e il loro sindacato internazionale (quello italiano non lo considero da tempo) non si sono agitati: giusto qualche accenno di polemica. S’è fatto quantomeno apprezzare Virgil Van Dijk, colonna del Liverpool, che si è detto «disposto a guadagnare di meno» pur di giocare di meno.
Conte ci ha appena ricordato che lavora per passione, lo stesso fanno spesso Sarri e altri: se si trattasse di pura passione allenerebbero a Lecce, Cagliari, Sassuolo, Pisa, Verona, club che raramente devono affrontare le 55-60 partite l’anno.
Sono i migliori e giustamente vengono strapagati. Ora, se con i loro colleghi provassero a lottare uniti per il bene del calcio verrebbero ricordati come i salvatori dello spettacolo e di centinaia di muscoli, ginocchia e carriere.
