Quanti della Juve sarebbero titolari nell’Inter? C’è un divario tra i due club
Spalletti ha allenato Chivu e di sicuro, dal suo ingresso, la Juve è cresciuta, ha ritrovato l’identità e il piacere del gioco, ma le differenze in chiave scudetto restano profonde, anzi sono state accentuate dalla classifica. L’Inter, in fuga, ha 12 punti di vantaggio sui bianconeri. Sono addirittura 60 aggregando i risultati della Serie A a partire dalla stagione 2021/22. Antiche radici. Il campo giustifica le strategie. È un dominio determinato dalla programmazione, dalla bontà degli investimenti, dal progetto sportivo avviato con l’arrivo di Marotta, architetto (accanto ad Andrea Agnelli) dei nove scudetti consecutivi della Signora e ora presidente del club nerazzurro. Nell’ultimo quinquennio, il trend del derby d’Italia è stato rovesciato. La Juve, cambiando tecnici e dirigenti, ha accumulato un passivo di 256 milioni tra acquisti e cessioni. Il club di via della Liberazione, puntando anche sui parametri zero di lusso (Marcus Thuram e Calhanoglu), può sfoggiare un saldo positivo di 72 milioni. L’impresa non sarebbe stata possibile senza il lavoro di Inzaghi e i premi Uefa generati da due finali Champions, senza contare lo scudetto della seconda stella, le due Coppe Italia e le tre Supercoppe italiane messe in bacheca dal 2021. La Signora si è dovuta accontentare della Coppa Italia alzata da Allegri.
Una squadra più giovane
C’è una differenza di quasi 330 milioni tra i due club tradotta plasticamente sul campo da tre giocatori della Juve. Non è il gioco delle figurine. Solo Bremer, Khephren Thuram e Yildiz sarebbero titolari nell’Inter. Forse sul francese ci sarebbe da discutere o non tutti potrebbero essere d’accordo, ma la ragione è semplice. Si fa preferire per età, forza fisica e dinamismo rispetto a Mkhitaryan. La classe, il senso tattico e l’inventiva dell’armeno sono fuori discussione, tanto che ad Appiano ne valutano il rinnovo del contratto a 37 anni. Il fratello di Marcus è il prototipo del centrocampista che Marotta cercava in estate, quando si avvicinarono al romanista Koné, simile per caratteristiche. Completerebbe la mediana ideale accanto Barella e Calhanoglu. McKennie potrebbe forse insidiare l’azzurro, ma Locatelli in regia è distante dai livelli del turco.
I valori in campo
Bremer, il valore aggiunto dalla Juve dopo quattordici mesi di stop, ha cementato la difesa di Spalletti e riesce a segnare con regolarità. Immaginate un reparto a tre con Akanji e Bastoni: insuperabile. L’Inter provò invano a soffiare il brasiliano alla Juve nell’estate 2022, Inzaghi voleva Gleison e alla fine convinse Zhang a prendere Acerbi, liquidato dalla Lazio, per meno di 4 milioni. Un colpo mai troppo celebrato. Sino alla semifinale Champions con il Barça, Ace è stato l’anima dell’Inter in cui Yildiz aggiungerebbe il dribbling, rendendo possibili le variazioni (3-4-3 o 3-4-1-2) rispetto al tema tattico del 3-5-2, legato alla vena di Lautaro e Thuram. E gli altri? Pio Esposito e Bonny sarebbero titolari con Spalletti, David e Openda non giocherebbero con Chivu. Meglio di Dimarco di Cambiaso, più sicuro Sommer di Di Gregorio, Kalulu per rendimento potrebbe staccare Bisseck, ma la Juve difende a quattro. Dumfries più potente e completo del fantasioso Conceiçao. Sulla carta non ci sarebbe confronto, otto ruoli su undici sono a favore di Chivu, anche la panchina dell’Inter sembra più ricca. Sul campo e in 90 minuti, non nell’arco di cinque anni, si possono ridurre le differenze.
