È il giorno di Malagò, anche la Serie B lo sostiene. Abete, in svantaggio, tira dritto

Il capo della LND tira dritto e vede le carte: è in svantaggio, ma c’è tempo per un accordo
Giorgio Marota
2 min

ROMA - Le ultime limature ai programmi, gli eventi politico-calcistici romani (l’assemblea di Lega al Coni, il consiglio Figc in Via Allegri) e chissà se pure qualche altro incontro lontano dai riflettori. Di sicuro Malagò e Abete oggi faranno un ulteriore conteggio dei voti, alla luce del fatto che le società della Serie B hanno deciso di sostenere l’ex numero uno del Comitato Olimpico come nuovo presidente Figc («convergiamo su di lui», ha fatto sapere la Lega) e in Serie C l’attesa - al motto di «prima i programmi» - può essere propedeutica alla salita sullo stesso carro. I passaggi informali saranno necessari a quelli ufficiali: i due candidati consegneranno oggi, via Pec, la candidatura corredata da programma e ovviamente dall’indicazione delle leghe che presentano i loro nomi, la Serie A da una parte, i Dilettanti dall’altra. «Lo avevo detto e sono stato di parola, per rispetto della presidente Cio Coventry che era qui a Roma e delle componenti ho sempre ribadito che avrei sciolto le riserve subito dopo», ha confermato ieri sera Malagò, annunciando per stamattina l’invio.

Situazione

Abete è abbastanza in svantaggio nei pronostici, almeno in questa fase però non farà un passo indietro: mancano 40 giorni alle elezioni (22 giugno) e rinunciare adesso significherebbe restituire all’esterno - in particolare a una parte della maggioranza di governo che non ha mai rinunciato all’idea di commissariare la federazione - l’immagine di un calcio che avrebbe già smesso di parlare di piani e problemi focalizzandosi esclusivamente sul nome. Tempo per fare un accordo, portando il proprio pacchetto di voti (circa il 30%) verso l’avversario, ce n’è. È poi ovvio che con i professionisti, i calciatori e gli allenatori dalla propria parte, senza dimenticare i voti dei dissidenti in seno alla LND, Malagò potrebbe anche evitare compromessi. Lo scontro con Abete porterebbe però a due conseguenze: vincere senza quell’unanimità che renderebbe la sua discesa in campo inattaccabile (soprattutto dall’esterno) e governare contro un’opposizione comunque forte. 


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